venerdì 31 ottobre 2014

Lidia Menapace torna a Trieste

e potremo incontrarla in due occasioni, il 6 e 7 novembre:

    Alla presentazione del suo libro 

    "Io partigiana - La mia resistenza"  (Edizioni Manni)

    Giovedì 6 novembre 2014
    ore 16.00, Sala CRAL ApT
    Trieste, Stazione Marittima, Molo Bersaglieri 3



    Ad un incontro dal titolo 

    "Femminismo o barbarie"

    Venerdì 7 novembre 2014
    ore 17:00 Aula Magna della Scuola Interpreti
    Trieste, Via Filzi 14
    modererà Assunta Signorelli


    Vi alleghiamo le locandine sia in pdf che in immagine, pubblicizziamo dove possibile!


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martedì 28 ottobre 2014

Note sul documento Revelli di Guido Viale


L’Altra Europa è nata e si è sviluppata mettendo in campo alcune idee (non nuove, ma chiare e coerenti tra loro: la centralità dell’Europa per qualsiasi processo di trasformazione politica, il rifiuto dell’austerità e la necessità di ripudiare il debito, l’inclusione nei confronti di migranti e minoranze di ogni genere, la conversione ecologica come unica prospettiva in grado di affrontare in forme adeguate la crisi ambientale e quella economica e occupazionale, il carattere apartitico della lista); poi raccogliendo adesioni intorno a questa piattaforma, dandole un simbolo che abbiamo cercato e fortunosamente trovato in Tsipras, per poi, immergendoci nella società – nelle piazze, nelle assemblee, nei luoghi di lavoro - per raccogliere le firme e farci conoscere; infine gestendo senza mezzi una campagna elettorale affidata prevalentemente, se non esclusivamente, agli incontri diretti e al passa parola. E’ a questa pratica che noi dobbiamo la nostra esistenza e la nostra consistenza come corpo sociale ed è ad essa, senza ovviamente escludere tutti gli altri mezzi che riusciremo ad attivare, che dobbiamo attenerci o ritornare se vogliamo crescere e consolidarci.

Sull'organizzazione - Nota di Marino Calcinari


Alcune note sul testo di Revelli.
( contributo al dibattito collettivo)

E' vero che Renzi si impadronisce del PD dopo averne corroso , dall' interno, le labili ed inconsistenti fondamenta ( 136 voti a favore, 16 contrari, due astenuti a conclusione del dibattito nella Direzione Nazionale) , ma si trattava di una “morte annunciata” le cui origini possono essere fatte risalire ben piu' addietro nel tempo .

lunedì 27 ottobre 2014

Sabato 25 ottobre - Ecco l' ALTRAITALIA che vogliamo


Ecco l' ALTRAITALIA che vogliamo e di cui ha bisogno il paese.

Due photo gallery visibili qui:



Quella di ieri 25 ottobre a Roma è stata una giornata straordinaria, una prova esemplare di partecipazione democratica, una prova di forza contro un governo ignobile, una prova di maturità per ricostruire la sinistra alternativa, ed innanzitutto per l'obiettivo immediato che quella manifestazione richiedeva, una controproposta di politica economica, alternativa al progetto di Confindustria, e contro l'austerità, il job act, lo sblocca Italia, le privatizzazioni, che Renzi vorrebbe imporre per decreto e far digerire al paese.



E' bene dire, a scanso di equivoci, che se qualcuno intendeva guardare alla manifestazione per "fare la conta" alla Cgil - ed alla sinistra, quella vera, che sta fuori dal palazzo - sarà rimasto deluso, e se, come par di capire leggendo oggi i commenti delle veline governative, questo qualcuno ancora coltiva l' illusione di comando e rappresentanza reale del paese, la manifestazione di Roma ne avrà alquanto ridimensionato le aspettative; quella bellissima, vivace e corale manifestazione di lavoratori e popolo, nella sua plurale compattezza e nella sua orgogliosa dignità ha rappresentato e dimostrato ben altro: 
che non solo ogni aspettativa di normalizzazione dirigista ed autoritaria andrà a cozzare contro questa opposizione, che sarà anche frammentata e divisa, ma non è ancora rassegnata, nè priva di capacità, organizzative e politiche per indicare un altro cammino al corso degli eventi, nè essa è disponibile a farsi irreggimentare nella caserma dell' austerità espansiva immaginata dall' ordoliberismus merkeliano,di cui Renzi applica l' italiota caricatura, semmai questa opposizione che ieri ha ripreso forma e voce, potrà farsi essa stessa protagonista di un cambio di passo, se sarà capace di imporre, dentro ed oltre la mutazione antropologica del PD e i ritardi e le contraddizioni della CGIL, un' altro sbocco alla crisi del paese, su altre coordinate ed altre scadenze di lotta,ma in sintonia con quanto sta emergendo dai movimenti di opposizione e di aperta avversione che contrassegnano la geografia della precarietà, della disuguaglianza, dell' emergenza democratica, che sono oggi le stigmate piu' drammatiche che la crisi ha aperto nel nostro paese.

La manifestazione di Roma ha reso evidente l' esistenza e la compresenza di due fattori che ne segnano positivamente i confini e ne determinano il valore:

  • l' irriducibilità della parte migliore di questo paese a lasciarsi amministrare, guidare, strumentalizzare dai populismi - sia di governo che d' opposizione, ed entrambi autoritari - è cresciuto, e quindi uno sbocco di alternativa, e di uscita a sinistra della crisi, sia pur difficile, non è in un contesto europeo, oggi impossibile.
  • la capacità di resistenza nel mondo del lavoro/e non lavoro, della precarietà, della solidarietà e dell' internazionalismo, sin qui maturata, oggi infine puo' essere, non solo un elemento di valorizzazione e/o autodifesa identitaria di indistinte moltitudini, semmai a Roma s'è visto il contrario: ciascuna realtà organizzata è sfilata con tanto di sigla, nome e cognome, di appartenenza politica e sindacale ma anche di territorio, di luogo di lavoro,di categoria, etc, proprio a negazione di chi quella alterità di massa, con le politiche sul lavoro (e sulla scuola, sul welfare, etc) vorrebbe annichilire. In ciò contrapponendosi quella realtà rappresentava se stessa come la buona politica ed effettivamente è oggi quel presidio della democrazia che va rafforzato ed allargato su alcune discriminanti di campo.

E non c'è dubbio che il lavoro, e la democrazia, non nella loro genericità, ma nel contesto delle politiche concrete con cui il governo cerca di alterare il tessuto della democrazia rappresentativa, del giuslavorismo democratico e progressista sia oggi il tereno dello scontro cin cui questa capacità di resistenza è chiamata a misurarsi. Sicuramente essa va ben aldilà di quante persone (ed erano in effetti tantissime) ieri hanno materialmente calpestato il selciato dell' Urbe, giungendo, con disagio, e fatica, da tutte le parti d' Italia.

Spetta quindi alla sinistra che c'è, in primo luogo alle organizzazioni sindacali, raccogliere la domanda che quella piazza poneva sui terreni ben definiti di tutela del lavoro e della dignità delle persone, di rispetto per la democrazia e di misure legislative in linea con la Costituzione. 

Il corteo che con molta difficoltà ha cominciato a sfilare da piazza Repubblica scendendo per via Cavour intorno alle 9.30 più che per la sua "coreografia" poteva essere letto per le rivendicazioni, le parole d' ordine, i cartelli, le didascalie, le raffigurazioni che parlavano esplicitamente di vertenze, di occupazioni di fabbriche, di siti inquinati, di siderurgia da rilanciare, di esodati non tutelati, che spiegavano come la sinistra debba intendere la produzione e l' organizzazione del lavoro, espungendo dal suo DNA i pestiferi richiami al mercato ed al neoliberismo.

C' erano alcuni lavoratori SLC che protestavano contro la liberalizzazione ed il piano industriale di Poste Italiane, giovani della FIOM che distribuivano un pieghevole che spiegava come " il sindacato deve essere una altra cosa" ( www.sindacatounaltracosa.org ); alcuni lavoratori fiorentini con la pettorina "maledetti toscani"ed altri, pensionati, con un renzi/totem ("opera buffa" la sua) ed altri della FILLEA, il sindacato delle costruzioni con una bara nera ( il job act seppellisce i diritti dei lavoratori)... 

Intanto il primo spezzone del Corteo - quello dei lavoratori e delle lavoratrici della Calabria giungeva a Piazza Santa Maria Maggiore, dov' erano stati collocati il gazebo ed il camion della Lista "L'ALTREAUROPA". 

Qui i compagni dei Comitati Territoriale che s' erano dati appuntamento già alle 7.30 del mattino, s' erano, col passare del tempo, accresciuti di numero e mentre noi si aspettava il momento di inserirsi nelle strette fila della marea umana discendente da via Cavour, distruibuivamo i volantini ed ascoltavamo i brevi comizi di alcuni nostri/e compagni/e del Comitato Operativo nazionale, sopra tutti, instancabili, Rosa Rinaldi e Roberto Musacchio

Lo spezzone della Calabria ha sfilato, prima di esaurirsi e cedere il passo alla Brianza, oltre quaranta minuti!

Nel frattempo "con Tsipras" s'erano raccolti, verso le 10.50, oltre un migliaio di compagni/e, Luciana Castellina con estrema naturalezza aveva "posato" per una foto ricordo con i/le compagni/e dei Comitati territoriali delle Marche, giunti con un bellissimo striscione, ed altri due nel frattempo venivano srotolati dai compagni romani, quello della "Giusta Causa" (art.18 e reddito per tutti/e) e quello a sfondo rosso di Milano("Antifascista...ecologista") con le scritte bianche, per cui sono stati necessari quattro pali, viste le dimensioni per sostenerlo..

Trieste ha partecipato alla manifestazione portando a Roma oltre 400 persone in sette pullman organizzati dalla NCCDL/ CGIL.

Alcune riflessioni.


Non era scontato, viste le premesse - il silenzio, l' avversione le ostilità che crescevano, non solo dal PD e dalla destra, ma anche al nostro interno, da settori operai e tradizionalmente collegati alla sinistra- un esito positivo ed una risposta soddisfacente,numericamente alta e qualificata per adesioni e partecipazione, all' appello promosso in sede locale dalla CGIL. 

In generale va considerato che, in un clima spesso rassegnato se non impermeabile di alcune realtà di lavoro, in sede locale, questo fattore avrebbe potuto depotenziare le capacità di socializzazione e di ascolto sui contenuti, inoltre come fattore di condizionamento, che sino a poco tempo fa aveva inibito una piu' netta e marcata presa di posizione contro il governo, anche locale, va citato il rapporto, sicuramente delicato e difficile, anche per la complicazione di talune scelte per la città non facili (vicenda Ferriera, riforma sanitaria regionale, rigassificatore) tra la CGIL ed il PD, un fatto la cui lettura non puo' essere derubricata ad un "incidente di percorso" ma forse piu'realisticamente ad una verifica reale della distanza politica che qui ed altrove, i neofiti di Renzi hanno costruito, tra la confederazione generale del lavoro ed il "partito del capo".

Però, pure in presenza di questi fattori avversi che poi andavano a pesare materialmente sulla possibilità di motivare ed organizzare le persone, dunque nonostante lo scollamento di alcune realtà di categoria, i silenzi ed i ritardi con cui si è malamente gestita ed affrontata questa fase di passaggio- dal moderatismo bersaniano all' autoritarismo renziano, tanto per semplificare- toccando dunque con mano una consapevolezza, della CGIL locale e non solo, ancora arretrata su alcuni snodi del modello sociale e del ruolo politico cui Renzi vorrebbe far assurgere altre soggettività e figure che la crisi ha prodotto, "rottamando", per usare un suo termine, il lavoro dipendente e la sua rappresentanza, in un quadro insomma segnato ancora da incertezze di collocazione e prospettiva, di contraddizioni tra ruolo sociale del sindacato e proiezione istituzionale di esso, CIONONOSTANTE le persone in carne ed ossa, i lavoratori e le lavoratrici hanno risposto bene, in maniera compatta e consapevole, quantomeno stabilendo in modo esplicito quale debba essere la loro collocazione politica e cosa dovrebbe fare una sinistra degna di questo nome!

Come, e per certi versi in modo piu' determinato e lungimirante del 22 marzo 2003, le persone che sono scese in piazza, a Roma, oggi questo innanzitutto reclamano: sconfiggere Renzi e le sue politiche neoliberiste, eguali e peggiori di quelle praticate da Berlusconi ed in riga con quelle della troika, dunque coerenza a richiedere NON SE OCCORRA DOMANI, ma necessariamente QUANTO IMPONE L'OGGI : LO SCIOPERO GENERALE NAZIONALE come momento forte di unità, di solidarietà intergenerazionale ed inclusione internazionalista per contrastare l' attacco ai diritti, alla democrazia, alla convivenza civile nel paese.

Poichè infine, queste righe sono solo una brevissima e parziale riflessione a margine di una splendida giornata di mobilitazione di massa, trascorsa insieme a tantissimi compagni e compagne, soprattutto a quelli con cui abbiamo iniziato il cammino ormai, quasi un anno fa, della lista Tsipras,concludo il racconto con due citazioni, la prima è dal testo di un volantino che preannuncia la MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEI COMITATI "L'ALTRAEUROPA" a Roma il 29 novembre, la seconda da un volantino della CGIL.(ma per questo, che è un altro argomento, rimando alla lettura del documento di Marco Revelli, anche lui ieri in corteo, visibilmente commosso e soddisfatto.)

  1. Siamo in piazza perchè, invece della libertà di licenziare venga attuato un New Deal europeo che crei posti di lavoro, e realizzi la riconversione ecologica dell' economia, una nuova economia sociale e la giustizia climatica. Siamo in piazza perchè il lavoro è un diritto scritto sulla nostra Costituzione e non una gentile concessione.E i lavoratori non sono una merce di cui le aziende possono disporre liberamente, se, quando, come e dove vogliono.
  2. Il problema del paese è il lavoro.Per creare lavoro occorre : cambiare la politica economica. Attuare investimenti pubblici e privati.Diverso lavoro ma stessi diritti, contratti più stabili, tutele universali per crisi e disoccupazione...difendere il CCNL, includere tutto il lavoro, valorizzare la contrattazione decentrata per migliorare le condizioni di lavoro, abolendo l' art.8 della legge 138 che consente le deroghe a leggi e contratti ...qualità e stabilità del lavoro cancellando la selva di contratti esistenti-46 tipologie- che rendono precari vita e lavoro.

Su questo terreno, anche, è possibile ricostruire quel' unità, politica e sociale, di cui la sinistra ed il mondo del lavoro hanno bisogno e che in piazza molti di noi hanno rivendicato, gridato,invocato.

Nel nostro spezzone di corteo, particolarmente numeroso ed allegro, con qualche necessario slogan e sfottò verso il governo e chi lo impersona, c' erano tante bandiere rosse, della lista Tsipras, del PRC, di Azione civile, di SEL.

Dunque per quanto ancora ci si ostini a non vedere o peggio a negare, una evidenza nella nostra storia collettiva, una esigenza c'è, e di essa dovremmo farne tesoro. 

Ed è quella che spiega come nessun politicismo per quanto apparentemente realistico ed accattivante, potrà mai comprimere o metabolizzare un cambiamento,nè sopprimere l' aspirazione a costruire, nel percorso politico ed umano che della Lista Tsipras ci siamo dati, un soggetto politico nuovo. Con le forme e le modalità democratiche che avremo l' intelligenza di adoperare.

(ma per questo, che è un altro argomento, rimando alla lettura del documento di Marco Revelli, anche lui ieri in corteo, visibilmente commosso e soddisfatto.)

Il cammino dunque prosegue, un augurio a tutti/e noi.

Marino Calcinari

1mo Novembre 2014: giornata internazionale di mobilitazione "save Kobane"


La Rete della pace aderisce alla giornata internazionale di mobilitazione  "save Kobane" per la difesa della popolazione e delle città della provincia di Rojava dall'assedio dell'Isis, indetta per il prossimo 1 novembre alle ore 14:00 che vedrà iniziative in tante città europee.





Revelli - Dalla lista elettorale al Soggetto politico europeo della sinistra e dei democratici italiani

Dalla lista elettorale al Soggetto politico europeo della sinistra e dei democratici italiani

Il testo che segue, scritto da Marco Revelli su incarico del Comitato operativo nazionale, si pone come base di discussione per l'aggiornamento e il rilancio del progetto dell'Altra Europa.

lunedì 20 ottobre 2014

Adesione alla manifestazione della CGIL a Roma


Il volantino stampabile disponibile qui:
Volantino 25 ottobre 2014.pdf


VICENDA COOP: Qualche elemento di conoscenza.

Siamo in grado di fornire ai nostri contatti, agli amici ed ai compagni sottoscrittori della Lista Tsipras le visure camerali  che riguardano le tre società collegate alle Coop , su cui alcuni  do noi cercarono di intervenire per fare luce, preoccupati di una situazione che poi, nel 2012 è scoppiata come sappiamo , sino al' epilogo di questi giorni:


Ribadiamo la nostra intenzione di volere attivarci, nel mentre seguiamo con attenzione le indagini della Magistratura , a difesa dei lavoratori e della cittadinanza e per questo invitiamo quanti hanno subito un danno DI NON ASPETTARE l' esito o la parziale conclusione della vicenda,   ma di mobilitarsi da subito organizzandosi in Comitato per richiedere di essere risarciti e/o  tutelati e quindi non escludendo , sulla falsariga dell' esempio PARMALAT, di costituirsi parte civile nell' iter giudiziale  che verosimilmente la vicenda dovrà seguire.

Noi sosteniamo la tesi che nessun posto di lavoro deve andare perduto, chi ha sbagliato deve pagare,i soci risparmiatori devono essere risarciti, la filosofia ed il management COOP sicuramente rimessi in discussione, sostituiti, e che venga quindi ripristinata la vera finalità , solidaristica e mutualistica  per cui la cooperazione è sorta!

Marino Calcinari
    Comitato Territoriale di Trieste per "L'altra Europa con Tsipras"
    APSC (Associazione Politica per la Costituente della Sinistra)

Vicenda COOP: Comunicato Stampa


 COOPCRACK ?!   E poi non dite che non c'erano le avvisaglie..

    Non stupisce quanto sta accadendo alle COOP , a suo tempo ne avevamo parlato (e scritto) e traccia del nostro intervento è ancora riscontrabile in rete, sul sito del circolo del Manifesto di Trieste,

              Vedi : 2013/12/23/sullo-sciopero-coop/

allorquando alcuni di noi scesero in piazza con i lavoratori e le lavoratrici minacciate di licenziamento (già, proprio cosi.. le Cooperative Operaie intendevano  licenziare chi, per legge  avrebbero dovuto  tutelare! come scritto nell'  ARTICOLO 45 della Costituzione Repubblicana) ed a cui, in questa fase ancora piu' difficile per il loro futuro , rinnoviamo la nostra solidarietà.

    Ma dalle indagini della magistratura triestina sembra emergere un quadro ancora piu' fosco e preoccupante.

    Lungi da noi voler fare allarmismi, ma il richiamo ad una precedente grave vicenda, quella della PARMALAT, non sembra inappropriato,e dovrebbe pure suggerirci qualcosa.

    Se ciò non fosse  forse, allora sarebbe  il caso di dire che, fatalmente si è perduta memoria di cosa voglia dire oggi avere a che fare con la finanza, il mercato, le speculazioni, l' arricchimento facile,  mentre si continuano a perseguitare i " soliti noti", cioè i poveri cristi, si mancizzano i lavoratori con 80 euro - mentre si sottrae loro  lo stato sociale, -  si condanna tutti alla precarietà a vita e a tirare la cinghia fino a 67 anni. 
    (Ma, contro questo futuro da incubo, andremo tutti a Roma il 25 ottobre.)

    Ora, del caso Parmalat, val bene ricordare  che  il crac fu di 14 miliardi di euro  e coinvolse  32mila risparmiatori, i reati erano quelli di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, falso in comunicazioni , aggiotaggio...e che però i cittadini  si organizzarono da subito e dopo una lunga battaglia ottennero un parziale successo, riottennero qualcosa  come 100 milioni di euro, costituendosi parte civile contro Tanzi ed i vertici dell'impresa!

    A Trieste di quali cifre parliamo? Con quale scenario vogliamo misurarci?
    Lasciamo a fare tutto le istituzioni ?

    Noi suggeriamo a quanti hanno versato soldi alle COOP a costituirsi da subito in associazione o comitato, esigere da chi c'è al vertice e nelle società collegate, azzeramento o meno,  chiarezza su fondi e risparmi, quindi invitiamo  clienti e cittadini ad organizzare,  assieme , una giornata di solidarietà militante e di mobilitazione davanti ad ogni centro e rivendita COOP.

    Ricordando che in ogni caso il salvataggio dell' impresa non puo' avvenire a spese  dei lavoratori, dei cittadini , dei clienti, fino a prova contraria del tutto innocenti e inconsapevoli.

    I silenzi, le complicità, le malversazioni, riteniamo stiano altrove.

    PRIMA LE PERSONE, poi le imprese ed i profitti, prima i posti di lavoro, dopo le poltrone.

    Marino Calcinari
    socio COOP 
    Comitato Territoriale di Trieste per "L'altra Europa con Tsipras"
    APSC (Associazione Politica per la Costituente della Sinistra)