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mercoledì 6 aprile 2016

domenica 13 dicembre 2015

Incontro pubblico "difendiamo la Costituzione" - resoconto


In sintesi una breve cronaca dell' Assemblea di giovedi 10 dicembre- data di ricorrenza della Dichiarazione universale dei Diritti Umani- che ha fatto il punto sulle contromisure da prendere per contenere e spezzare l' attacco alla Costituzione Repubblicana, portata avanti con inusitato decisionismo dal premier Renzi, una persona che, nelle parole usate dal professor Barberis nel suo intervento, "in un paese normale avrebbe potuto al massimo fare il rappresentante per le PR in un biscottificio..."

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Nella sala del CRAL dei Lavoratori Portuali, che nel loro piccolo si sono difesi bene a suo tempo dal venire privati di questa struttura, quando essa come tante altre divenne oggetto di mercato ed occasione di svendita per soddisfare cupidigie altrui,




si sono cosi' confrontati su questo tema Francesco Campanella senatore ex M5S ora del gruppo parlamentare "Altraeuropa con Tsipras", il prof. Mauro Barberis docente di diritto all' Università di Trieste e -soprattutto- Lidia Menapace. la cui vita, sin dalla gioventù ha coinciso ed ha camminato, con la lotta per la rinascita democratica dell' Italia e dell' Europa, oppresse dal nazifascismo e martoriate dalla guerra.

Una lotta, la sua, ed un impegno politico e civile, esemplare e di specchiata coerenza, il cui percorso prosegue - oggi nelle file dell' ANPI- con rinnovato vigore e tenacia.



Nel suo intervento, oltre ad auspicare la costituzione, la piu' larga ed inclusiva possibile del Comitato Locale, Lidia ha brevemente ricordato le discriminanti sui cui la Costituzione del 1947 era stata pensata, e successivamente stabilita: il superamento della monarchia, l'effettiva uguaglianza delle persone (non solo giuridica, ma il voto alle donne fu il primo passo in quella direzione) , il fondamento ideale dato dal lavoro come strumento di emancipazione sociale, ed infine la sovranità popolare.

Per difendere oggi la Costituzione che Renzi vuole distruggere, proprio a partire da questi capisaldi, occorre quindi non solo la consapevolezza del pericolo, per le conseguenze che ne deriverebbero e che le persone patirebbero- purtroppo alcuni danni sono già stati fatti (jobact, cd "Buona Scuola", Sblocca Italia, Italicum/legge elettorale,soppressione province, abolizione senato, etc), ma saper reagire adeguatamente, da qui la necessità di costruire i Comitati per la Difesa della Costituzione, città per città, come vere espressioni popolari, costituiti da persone in carne ed ossa, cittadini/e, comitati associazioni, organizzazioni sindacali, partiti, insomma associazioni e realtà sociali, rappresentativi - e non testimoniali o autoreferenziali-della complessità che la società civile oggi declina nelle piu' svariate articolazioni.

"C'è un connubio inscindibile tra Repubblica e Costituzione - ha continuato Lidia - che si invera anche in momenti celebrativi che però vanno sottratti alla retorica e recuperati per le finalità con cui originariamente vennero istituiti, il 2 giugno ad esempio, non puo' essere la giornata delle Forze armate, ma tornare ad essere una giornata di festa popolare,di esaltazione dei valori di pace e libertà per cui la democrazia venne riconquistata. Come si fa a Parigi il 14 luglio. Pensiamo ad una giornata in cui nelle città si occupano gli spazi verdi, i giardini, si fanno i pranzi, si invitano al desco i migranti, ci siano accoglienza e spirito di fraternità,sottraendosi a logiche celebrative, retoriche o peggio, che snaturano e impediscono di pensare all' idea di liberazione e progresso civile per cui allora quella Costituzione era nata. In ogni città dobbiamo coinvolgere l'ANPI per cominciare tutti assieme un percorso sino ad arrivare nei prossimi mesi ad una CONVENZIONE NAZIONALE per un grande referendum che sconfessi con un sonoro NO la controriforma di Renzi".

Per il sen. Campanella il momento politico è "molto brutto" ed il giudizio politico sull'operato di Renzi, che sulla Costituzione non si limita a manomettere, ma punta ad una sua mutazione regressiva, è di preoccupazione anche per la debolezza, o la pochezza, di quanti gli si oppongono nelle istituzioni, essendo di fatto il Parlamento ormai espropriato di ogni potestà e facoltà, legislativa, normativa, di controllo.



La cosiddetta riforma che riguarda la legge elettorale ed il senato sono un IRCOCERVO, chè nemmeno di sterzata "liberale" si puo' parlare, visto il disegno che vi è dietro.

Sulla legge elettorale di Renzi, che è una sorta di Porcellum 2.0, basti dire che consegnerebbe il paese, con un peso percentuale di consenso ricevuto da una coalizione, anche al di sotto del 50% di quanti oggi si recano a votare (ma la stima è in ulteriore discesa), e con un premio di maggioranza abnorme, di fatto ad un premier, ad un uomo solo al comando, che potrebbe - anzi senza condizionale, potrà - influire sugli altri organi istituzionali dello Stato, dal CSM al Senato,alla Presidenza della Repubblica.

Una sorta di Premierato da cui sarebbe bandita ogni forma di democrazia, di bilanciamento dei poteri, di controllo degli altri organi costituzionali, mentre intanto continuano, con particolare accanimento, tutte quelle revisioni giuridiche che, auspici i poteri forti del paese, convergono sull'obiettivo di quella MUTAZIONE DELLA REPUBBLICA che Renzi si è prefissato di realizzare."

Ovviamente - ha continuato il sen. Campanella nella sua esposizione - "in assenza di una informazione che dia veramente notizia di quanto avviene, dunque in assenza anche di qualche critica compiuta su questa vicenda, tutto il nostro lavoro diventa piu' difficile, e la comprensione dell' opinione pubblica o latita o non si traduce in ripulsa o critica o opposizione per quanto accade. Poi magari si legifera sull' onda di indignazioni popolari o per emotività sociali piu' o meno giustificabili, vedi la recente legge sull' omicidio stradale col risultato di fare leggi pessime con risvolti grotteschi".

Il prof. Barberis, docente all' Università di Trieste ha infine ricordato come siano già partiti i ricorsi contro l' Italicum, e sulla necessità di fermare il cd " riformismo", che tale non è, ma certamente è una forma ossessiva/ compulsiva di manifestazione patologica dell' esercizio del governare, servirà un impegno di lunga lena.



"Oltretutto quelle di Renzi sono riforme che non migliorano le condizioni di vita delle persone ma, anzi in alcuni casi, acuiscono situazioni già di disagio, e che però portano a far credere all' opinione pubblica che il premier stia lavorando per i cittadini, se si ricorda la sua dichiarazione sull' argomento (" faremo una riforma al mese") si è portati a pensare non ad una sua generica avversione verso l' immobilismo (statuale, burocratico, istituzionale, che forse per alcuni periodi della vita politica nel paese c'è stato) ma appunto una ossessione che poi si traduce negli attentati alla Costituzione che registriamo."

Il giudizio del prof Barberis, infine è che la legge elettorale presenti piu' di una caratteristica di incostituzionalità, che il Senato, nel disegno renziano, assomigli piu' a un dopolavoro che a un organo costituzionale che eserciti la funzione legislativa, e che, lungi da dare voce e visibilità al regionalismo, comporterà una abdicazione, ed uno snaturamento della funzione originaria con cui i padri costituenti lo avevano concepito. " Quindi dovremmo andare a contestare questa deriva con il referendum."

All' incontro, cui hanno partecipato una cinquantina di persone, erano presenti il segretario della NCCdL CGIL Adriano Sincovich, che ha garantito l' appoggio ed il sostegno alle prossime iniziative e per il percorso referendario,mentre il neosegretario dela FIOM CIGIL, Sasha Colautti, ha spiegato alla platea come ormai, in piu' di qualche realtà industriale, la Costituzione e la democrazia, restino fuori dai cancelli, Alessandro Capuzzo del Comitato Pace, - tra gli organizzatori dell' evento, assieme a Geni Sardo del Comitato Nazionale de"L'AltraEuropaconTsipras",- dopo aver ricordato i pericoli di guerra, ed i venti che soffiano in questa direzione anche per diretta responsabilità del governo, ha letto la dichiarazione di adesione degli avvocati Mocnik e Campanotto - quest' ultimo presente in sala ha portato un breve cenno di saluto ricordando la specificità ed il valore, per una regione plurilingue come la nostra, dell' art.6 della Costituzione-, di condivisione dello spirito dell' iniziativa nazionale e delle finalità ch' essa si propone ; ancora : MariaTeresa Mecchia, intervenuta a nome del Comitato LIP di Trieste ha stigmatizzato le difficoltà in cui oggi si trovano, grazie alla pessima legge sulla scuola, docenti, genitori e studenti, anche a reagire sui punti piu' detestabili della "riforma" imposta da Renzi, quindi Luciano Ferluga del Comitato DaniloDolci ha ricordato l' appuntamento del 1 gennaio, per la pace,e Paolo Angiolini, lavoratore RAI, dello SLC CGIL ha convenuto sugli ostacoli che oggi incontra una voce fuori dal coro che voglia misurarsi a descrivere ed a informare compiutamente e criticamente, in rapporto con l' attuale assetto massmediatico.

La sollecitazione è infine stata quella di darsi da fare, per dare gambe e per costruire un programma di lavoro per le prossime tappe che il Comitato dovrà affrontare, a breve quando sarà stabilito il percorso referendario.

I lavori sono stati moderati da Stefano Borini, già segretario della Fiom Cgil.

Una sola, incresciosa sbavatura,che per dovere di cronaca, non si puo' omettere, ma che va riportata: è successo infatti che nell' organizzazione, nella parte relativa alle modalità di svolgimento dei lavori e del tempo concesso ai relatori ed agli intervenuti, non si sia trovato il tempo per dare la parola al segretario provinciale del PRC, oltretutto l' unico segretario di partito presente nella sala, di un partito perdipiu', che da tempi non sospetti si è sempre esposto e che da sempre ha fatto propria la battaglia per la difesa della Costituzione.

Sbadataggine o inconveniente che sia stato, chi scrive si sente in dovere di esprimere,con queste ultime righe, il non formale rammarico per quanto accaduto e l' augurio che in futuro, episodi del genere, non abbiano da ripetersi.

Nella convinzione che abbiamo bisogno della voce e della presenza di tutti e tutte, perchè la democrazia poi si invera anche in questi piccoli ma non secondari dettagli.


Marino Calcinari
APCS
Associazione Politica per la Costituente della Sinistra

domenica 29 novembre 2015

MARCIA GLOBALE PER IL CLIMA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

INVITO
Domenica 29 novembre dalle ore 15 alle 17 in piazza della Borsa
MARCIA GLOBALE PER IL CLIMA

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Anche a Trieste domenica 29 novembre – come in altre migliaia di località di tutto il mondo – molte persone e associazioni si riuniranno per sensibilizzare i concittadini e le autorità sulla lotta ai cambiamenti climatici e per la riduzione delle emissioni di gas serra.

Il vertice mondiale di Parigi COP21, che si svolgerà dal 30 novembre all'11 dicembre, dovrà produrre accordi vincolanti per bloccare l'innalzamento della temperatura globale. In caso contrario, la vita delle persone, gli ecosistemi, intere città e territori sono minacciati da disastri naturali, alluvioni, carestie e dai conflitti e migrazioni che ne nasceranno.

La Coalizione Italiana per il Clima, che riunisce centinaia di associazioni, e la comunità di Avaaz, a cui partecipano migliaia di giovani, stanno organizzando la marcia a Roma e in tutta Italia.

A Trieste la Coalizione ed Avaaz hanno deciso di unire le forze, per cui l'evento viene organizzato insieme.

Le 26 associazioni che promuovono l'iniziativa sono:

Avaaz, Acli, AIAB-FVG, Arci Servizio Civile, Arci Trieste, BdM Senza Confini Brez Meja, Bioest, CCdL-UIL, CGIL, Centro Italo-Sloveno Trieste, Comitato Pace e Convivenza Danilo Dolci, COPED-CamminaTrieste, Federconsumatori, FIAB Trieste Ulisse, Forum regionale Acqua Bene Comune, ISDE, Kmečka Zveza, Konrad, Legambiente, Marevivo, Rete della Conoscenza, Slow Food, Studenti per l'ambiente, UISP, Unione degli Studenti, WWF, ZSKD

La presenza di associazioni così diverse: ambientali, culturali, sindacali, ricreative, sportive, studentesche, testimonia il fatto che il problema dei cambiamenti climatici riguarda tutti noi e viene visto come uno dei problemi più urgenti con cui si confronta l'umanità.

A Trieste la “marcia” sarà una grande festa con animazione, giochi, letture, musica, destinato soprattutto ai giovani, ai bambini ed alle famiglie, per partecipare tutti a questo momento di importanza storica.

Interverranno gli animatori di Arci Trieste, i gruppi musicali Drifting Waves e Azoto liquido, i giovani di Acli e Arci Servizio Civile leggeranno i testi sui cambiamenti climatici, un gruppo di ciclisti di Fiab Trieste Ulisse testimonierà di come ci si può muovere e divertirsi senza produrre gas a effetto serra.

gruppo facebook: Marcia per il clima a Trieste

sabato 1 agosto 2015

Udine: Assemblea Regionale di SEL , giovedi 30 luglio.


Report di Marino Calcinari

L' assemblea si svolge a poche ore da due avvenimenti che la dicono lunga sullo stato d' emergenza in cui vive la Regione : la plateale ricusazione di Arvedi degli addebiti mossigli dai cittadini sul perdurante inquinamento della Ferriera di Servola,  ,-  dopo le denunce circostanziate derivate dallo studio sulle polveri effettuato dalla Nanodiagnostic srl di Modena- ,e  la sentenza del consiglio di Stato che ha bocciato  le modalità di realizzazione del' elettrodotto di Terna Udine- Redipuglia .
( Volendo ci sono poi le notizie della cessione di Italcementi  al colosso tedesco HeidelbergCement , che riguarda anche lo stabilimento di Trieste ed i dati sulla povertà, un fenomeno che in  Regione tocca la percentuale piu' alta del Nord Italia, ,l' 8% ndR)

La sensazione di trovarsi in un momento difficile su cui c'è molto da riflettere , è stata presente in tutti gli interventi che si sono registrati , da quello di Marino Sossi sulla situazione della Ferriera di Trieste a quello di Paolo Del Ponte che ha invitato a considerare la penetrazione ideologica delle insidie di un regime in divenire che fa leva sulla regressione culturale.

Ed in effetti l' assemblea regionale di ieri degli iscritti di SEL s'è confrontata non solo sul tema della prospettiva, dello scioglimento di SEL al' interno di un percorso di piu' soggetti per costruire un soggetto politico nuovo, ma soprattutto su idee, contenuti, progetti con  cui affrontare questo passaggio di fase, soprattutto dopo  le accelerazioni di Renzi  che ha  distrutto  la scuola pubblica ma ha  consentito ai suoi di salvare Azzollini.

La relazione introduttiva è stata svolta da Marco Duriavig, coordinatore regionale di SEL. 
A partire dalla situazione europea , che è l' orizzonte entro cui devono essere dispiegate tutte le iniziative possibili, per sostenere la Grecia ed affermare un punto di vista alternativo al neoliberismo ed all' ormai acclarata mutazione regressiva della socialdemocrazia, l' impegno che attende non solo SEL la tutta la sinistra è quello della DIMENSIONE DELL' ALTERNATIVA , una dimensione che è uno spazio politico e progettuale che deve essere ricostruito , ed in cui  riacquistare oltretutto, noi stessi,  credibilità.

Le responsabilità politiche del PD  che hanno concorso a far fallire un progetto di cambiamento,  di un partito che oggi disvela un sostegno non subalterno ma attivo  al neoliberismo , hanno quindi comportato la necessità di impegnare tutto il partito - afferma Duriavig-  per ricostruire  una sinistra ALTRA, la cui urgenza è ormai sentita da tutti, ed il cui punto di partenza,  che parte dall' esperienza maturata con Tsipras alle elezioni europee del 2014, ora infine puo' trovare sbocco politico ed organizzativo. 

La consapevolezza è che il centrosinistra non esiste piu', che vi è stata una omologazione progressiva tra livello nazionale e periferico, tra governo centrale e governi locali, che da tempo il PD guarda al centrodestra, semmai, e che bisogna partire da questa  e altre constatazioni per far crescere dal basso l' alternativa sui territori.

Nessuno però vuole,  o pensa ,  a sommatorie di ceto politico e riedizioni di esperienze fallimentari, già provate in passato ( la " Sinistra Arcobaleno2 ad es.), nè " possiamo inseguire delle chimere: il PD vuol fare il partito della nazione, noi no!" 

A Roma si sono già costituiti i nuovi gruppi parlamentari , ma non basta: lo sforzo deve venire dai territori.qui deve misurarsi il necessario protagonismo di SEL.

Per una completa alternativa al PD  si sono espressi in maggioranza coloro che sono intervenuti nel dibattito, ribadendo la necessità che alle prossime elezioni- anche quelle amministrative che si terranno nel 2106 a Trieste ed in altre grandi città,  - debba esserci un soggetto politico nuovo.
E che il soggetto politico nuovo deve essere di SINISTRA non di centrosinistra ( Massimiliano Alberti)

All' inizio del dibattito è intervenuta l'on. Serena Pellegrino che ha ricordato la vicenda della Ferriera , su cui ella stessa ha prodotto una interrogazione , ed a seguito della risposta del Ministro competente , un comunicato stampa.


 Con stupore e mestizia s'è dovuto rilevare che, davanti a fatti di una gravità inaudita s'è optato per lo scarica barile:  " il Ministero dell' ambiente non ha dunque titolo per intervenire su questo versante  della questione che a Trieste sta assumendo  la preoccupante gravità della crisi sociale. "

Eppure "..è onere indefettibile della politica e di tutti coloro che hanno un ruolo amministrativo e politico  produrre azioni concrete  a prioritaria tutela della salute delle persone e della qualità dell' ambiente. Non possiamo derogare più e nemmeno vogliamo, come già è accaduto, lasciare la soluzione in capo alla Magistratura .
Sono stati troppi  gli anni in cui non è stato fatto quanto necessario  per bonificare l' impianto siderurgico : una responsabilità enorme. E' necessario bonificare e riconvertire ora, mentre la Ferriera è ancora attiva .Altrimenti si corre il rischio concreto di ritrovarci un gigantesco cadavere industriale al centro della città . Qui non è una diatriba tra ambiente salute e lavoro ma è in gioco il futuro tout court di una intera realtà metropolitana. "  così il comunicato prodotto dall' on Serena Pellegrino.
Su un terreno come questo- ha poi proseguito nel suo intervento-  si deve essere intransigenti, ci si deve distinguere , individuare uno dei temi possibili del programma da costruire.
" L' ambiente è strategico , la visione di SEL non è quella di Renzi, delle trivellazioni, della Terna."

Le conclusioni sono state svolte da Cecilia d' Elia , del Coordinamento Nazionale di SEL.
Che ha ribadito quanto sta maturando nel confronto politico , da tempo aperto ,  a livello nazionale tra piu' soggetti politici . Si lavora per un nuovo soggetto politico alternativo a Renzi ed al renzismo. 
Si aveva creduto alla possibilità di una  ripresa della socialdemocrazia, invece si è dovuto registrare la sua organicità ed internità alle politiche di rigore e di visione neoliberista dell' Europa.
In Italia, abbiamo assistito al venir meno del progetto Italia Bene Comune , che allora ha vanificato la possibilità di una  fuoruscita a sinistra della crisi, fino a farci precipitare nella situazione in cui il paese si ritrova oggi: la povertà crescente nel Meridione, la disoccupazione giovanile, l' astensionismo,la rottura praticata dal PD verso il mondo del lavoro e della scuola.
 In questo quadro di difficoltà oggi si colloca la nostra iniziativa politica , che è innanzitutto costruire assieme agli altri, alle persone su temi strategici dirimenti: l' Europa dei popoli, il lavoro e l' occupazione , la questione meridionale, l' immigrazione, questioni tra loro connesse dall' incompatibilità col neoliberismo e le politiche ad esso ispirate che le ha generate e fatte degenerare.

LA SINISTRA VA RICOSTRUITA E MOTIVATA, servono oggi pu' che mai pratiche politiche di massa , sui territori accanto e con le persone , stare dentro il sociale , allargare la discussione oltre di noi.

Con questo augurio l' assemblea si è sciolta  alle ore 23.30. 

lunedì 20 luglio 2015

“Vi racconto il colpo di Stato”: il portavoce di Syriza a Siena

19 luglio 2015

 Un sabato pomeriggio di metà luglio, un sabato pomeriggio caldissimo. Molti senesi, quasi tutti, sono al mare. Le lastre del centro storico sono percorse quasi esclusivamente da turisti, che hanno scelto di trascorrere qualche giorno nella città del Palio piuttosto che nelle più rinfrescanti località balneari.
Ma questo sabato pomeriggio senese è stato caratterizzato anche da un incontro che si è svolto nel circolo Arci lavoro e sport in via dei Pispini. E qui, nonostante la caldissima temperatura che caratterizza questa giornata del fine settimana, ecco arrivare decine e decine di persone. Persone di tutte le età, donne e uomini. Studenti e studentesse così come pensionati e pensionate: persone che, in generale, si interessano di attualità e di quanto avviene in questo mondo.
A decine, tra lo stupore degli stessi organizzatori dell’evento, sono arrivate in via dei Pispini per un dibattito sulla Grecia e per parlare e sentir parlare di debito, austerità e democrazia. A moderare il dibattito è Enrico Bertelli, gli oratori sono il docente di economia all’Università di Siena, Fabio Petri, lo studente greco che vive a Siena, Haris Lagoudakis, e l’attesissimo portavoce di Syriza in Italia, Argiris Panagopoulos. Che si presenta subito facendo capire la sua posizione ed il suo pensiero su quanto è avvenuto in Grecia prima del referendum del 4 luglio scorso: “Con la chiusura delle banche prima del referendum – afferma Panagopoulos – si è tentato un vero e proprio colpo di Stato, con la chiara volontà di indirizzare in un certo modo il referendum e quindi far cadere il governo Tsipras. Ma il popolo ha deciso diversamente”. Non è la prima volta che Panagopoulos viene a Siena: conosce la città e ci torna volentieri, specie se invitato (come in questa occasione dell’Arci) a parlare di quanto sta avvenendo nel Paese ellenico.

syriza-Argiris Panagopoulos-siena

Panagopoulos, cosa pensa dell’accordo che alla fine è stato trovato tra il governo greco e gli altri leader europei?
“Penso che il governo greco sta lottando da mesi contro tutto e contro tutti. Credo che sia stato giusto scartare la richiesta e l’idea di creare una moneta parallela all’euro apposta per la Grecia. E se fosse stata imboccata questa strada questa ‘monetina’ sarebbe poi stata utilizzata anche in Portogallo e successivamente magari anche in Italia”.
Ma la decisione di Tsipras di dire sì all’accordo ha creato anche una spaccatura dentro il partito Syriza…
“Beh, Syriza è un partito molto animato al proprio interno. Ora quello che dobbiamo fare è stare tutti uniti per poter vincere questa guerra. Sento parlare e leggo su tanti mezzi di informazione e di comunicazione dei Paesi europei di divisioni dentro Syriza, ma credo che la realtà sia un’altra: il 72% dei greci volevano l’accordo con l’Europa. Tsipras non è mai andato ad incontri e summit per rompere le trattative. In Italia sento sempre Salvini e Grillo tenere posizioni anti-europeiste, ma Syriza non ha posizioni anti-europeiste. Il popolo greco, anche attraverso il no che ha vinto al referendum non ha espresso una volontà di uscire dall’Europa, ma solamente il desiderio di andare a ritrattare quello che era il piano Juncker per poter uscire dall’austerità”.

syriza-Argiris Panagopoulos-siena

Quale clima si respirava in Grecia prima del referendum del 4 luglio scorso?
“C’era un clima di speranza e anche naturalmente di tensione, specie per la decisione di chiudere le banche. Io giudico questa scelta come un vero e proprio tentativo di colpo di Stato effettuato da poteri forti politici ed economici. Ma con quella scelta hanno ottenuto il risultato contrario a quello sperato, ovvero il no del popolo greco al referendum. Noi non vogliamo uscire dall’Europa, Syriza non vuole fare salti nel buio e tutti noi conoscevamo bene le difficoltà che avremmo incontrato andando al governo del Paese”.
Lei è più ottimista e fiducioso dopo l’accordo trovato nei giorni scorsi?
“Sì, lo sono. Perché intanto abbiamo scartato ed allontanato l’idea di un’Europa a due velocità, che si sarebbe materializzata con la moneta parallela che volevano inserire in Grecia e che poi, ne sono certo, sarebbe stata portata anche in Portogallo, in Italia ed in altri Paesi. Poi perché avremo 35 miliardi di euro di investimenti pubblici per la crescita in tre anni, quindi parliamo di quasi un miliardo di euro al mese. E poi perché adesso potremo far pagare la crisi non ai pensionati, ma ai ricchi del nostro Paese. Noi volevamo un accordo che ci permettesse di uscire dalle difficoltà e che rompesse il circolo vizioso del fare debiti solo per pagare vecchi debiti”.
Come giudica il comportamento tenuto in questa vicenda dal governo italiano?
“Io penso che Renzi ed il suo governo non abbiano fatto il bene del popolo greco, ma che siano scappati dalle responsabilità e che si siano semplicemente appiattiti sulla posizione tenuta dal governo tedesco della Merkel, come d’altronde hanno fatto anche altri partiti socialisti e di sinistra in altri Paesi europei”.

Gennaro Groppa

(foto Samuele Mancini)

Dopo la notte della vergogna

Dobbiamo lottare e lotteremo per un'altra Europa 

Appello europeo
Si può firmare l'appello inviando una mail a: info@altersummit.eu 

La notte del 13 luglio verrà ricordata nella storia come la notte della vergogna europea.
La oligarchia neoliberista che domina l'Europa senza legittimazione democratica ha mostrato la sua vera natura al mondo intero. Questa oligarchia pretende che nessuno in Europa abbia il diritto di proporre alternative credibili al dogma della austerità, anche quando queste proposte sono sostenute da un largo consenso democratico. 
Per dare una lezione alla Grecia e a tutti coloro che intendono seguire la stessa strada, non hanno esitato un momento a mettere in grave pericolo un intero paese e la stessa vita del suo popolo. E hanno deciso di mettere a rischio tutto il processo di integrazione europea. 
L'Europa non ha un problema greco. L'Europa ha, piuttosto, un serio problema politico, la scelta neoliberista dell'austerità. La élite tedesca, insieme agli altri governi, alla Banca Centrale Europea e al Fondo Monetario internazionale, stanno spingendo l'Europa verso l'abisso. 
Non è una guerra fra Germania e Grecia: è una guerra fra oligarchia e democrazia. 
Le oligarchie europee e globali hanno mostrato la loro determinazione e anche le loro divisioni. 
La rivolta di un piccolo paese contro il potere neoliberista ha provocato una reazione brutale. La lotta contro questi poteri non può essere vinta da un solo paese. Sin dall'inizio, abbiamo chiamato alla mobilitazione in tutta Europa dicendo che questa lotta "non riguarda la Grecia, riguarda tutti noi". 
Ora dobbiamo costruire una mobilitazione permanente e creare legami europei fra attori sociali, politici, intellettuali - perché, nonostante gli sforzi, non siamo riusciti a costruire la forza necessaria nei mesi passati. 
La settimana che ha preceduto il referendum in Grecia e, in particolare, l'ultima riunione dell'Eurogruppo ha provocato una forte reazione in tutta Europa e nel mondo. Sindacati, movimenti sociali e politici, organizzazioni della società civile democratica, persone hanno espresso in tanti modi il loro sostegno alla democrazia e al popolo greco e la loro opposizione alla austerità e alla dottrina neoliberista. 
È un nuovo, positivo e importante elemento in Europa che può controbilanciare l'attacco brutale sulla Grecia, fornire la forza necessaria alla lotta del prossimo periodo, in Grecia e ovunque. I prossimi mesi, nel periodo verso le elezioni spagnole del 15 novembre, saranno cruciali. 
Ci impegniamo, e facciamo appello a tutte le forze disponili, a dimostrare solidarietà alla Grecia, a rafforzare le alleanze contro l'austerità e l'Europa neoliberista, a unirsi alla mobilitazione in ottobre già proposta da molte organizzazioni e reti. L'Europa sarà attraversata da marce, da manifestazioni e da proteste. 
"OXI! Basta!" sarà l'appello comune alla azione unitaria, il nostro rifiuto alla distruzione della democrazia europea. 
Non vogliamo l'austerità: non in Grecia, non in Europa. Vogliamo un'altra Europa, quella della democrazia, dei diritti, della dignità e della pace. Dobbiamo lottare insieme. È una responsabilità storica per tutti e tutte. 

Prime firme il 17 luglio:  
Susan George (TNI-Attac) | Eduardo Chagas (ETF – Eurpopean Transportworkers’ Federation) | Raffaella Bolini (ARCI) | Walter Baier (Transform!Europe) | Felipe Van Keirsbilck (Alter Summit) | Elisabeth Gauthier (Transform!) | Corinna Genschel (Blockupy) | Roberto Musacchio & Roberto Morea (Transform! It) | Giuseppe De Marzo (Libera) | Marco Bersani (Attac It) | Claudio Riccio (ACT - Agire Costruire Trasformare) | Lorenzo Zamponi (Il Corsaro.info) | Hugo Braun (Attac Germany) | Kenneth Haar (CEO) | Attac Wallonie-Bxl | Thomas Coutrot (Attac Fr) | Eric Goeman (Attac Vlanderen) | Dominique Plihon (Attac Fr) | Piotr Kawiorski (Attac Pl) | Pierre Khalfa (Fondation Copernic) | Sebastian Franco (European Network for the right to Health) | Frédérique Rolet (SNES FSU)

Per firmare inviare una mail a: info@altersummit.eu 

martedì 24 marzo 2015

Diventa elettrice/elettore dei delegati/e all'assemblea "costituente" de L'Altra Europa con Tsipras



Ci avviamo verso l'Assemblea nazionale de L'Altra Europa con Tsipras, che si terrà a Roma il 18 e 19 aprile 2015 (http://listatsipras.eu/l-assemblea.html) seguendo il regolamento pubblicato QUI.




Sarà il luogo in cui L'Altra Europa assumerà una forma democraticamente legittimata, completando così il percorso avviato a Bologna in gennaio.

L'assemblea nazionale sarà composta da delegati/e elette/i nelle assemblee provinciali che si terranno fra il 2 ed il 15 aprile

Il numero di delegati/e della nostra provincia sarà proporzionale a quanti/e risulteranno aver aderito al percorso costituente con riferimento al Comitato di Trieste.

Per risultare elettori/trici aderendo al percorso costituente è necessario compilare la scheda di adesione, o direttamente in rete:
O stampando e compilando il modulo Scheda di adesione.

Chi lo desidera può anche  sottoscrivere il manifesto "Siamo ad un Bivio": 

I moduli cartacei saranno raccolti su base provinciale. Per quanto riguarda la provincia di Trieste il modulo Scheda di adesione, stampato e compilato, si può scannerizzare ed inviare a triestepertrsipras@gmail.com; in alternativa si può scrivere a Luisa Barba, chiedendo di concordare una consegna diretta del modulo da compilare ed indicando il nome ed un numero di telefono.

Il nome del Comitato provinciale di riferimento da indicare nei moduli, elettronico o cartaceo, è semplicemente: TRIESTE. 



L'assemblea provinciale si terrà venerdì 10 aprile alle 18 alla Casa del popolo di Ponziana.

Arrivederci all'assemblea provinciale 


Trieste per Tsipras

lunedì 23 febbraio 2015

Il Segretario Provinciale dell' ANPI Luciano Rapotez ci ha lasciati.



E' mancato Luciano Rapotez, antifascista e partigiano:  il comitato territoriale  regionale “L’Altra Europa con Tsipras” ha inviato all'ANPI il seguente messaggio di cordoglio ed informa che le esequie in forma laica avranno luogo alle ore 12,00 di mercoledì 25 febbraio 2015 presso le celle mortuarie dell'Ospedale di Udine in Via Chiusaforte.


All’ANPI di Udine                                                                                                                                      

Il Comitato territoriale “L’Altra Europa con Tsipras” desidera rivolgere all’ANPI di Udine le più sentite condoglianze per la scomparsa di Luciano Rapotez, antifascista, partigiano, strenuo difensore della Costituzione italiana nata dalla Lotta di Liberazione.

domenica 1 febbraio 2015

conferenza stampa a Trento

il lungo percorso di dialogo e confronto politico avviato a Trento subito dopo le elezioni europee è stato fin qui fatico e difficile, con non pochi momenti di tensione, però ieri abbiamo raggiunto una tappa importante.


Abbiamo indetto una conferenza stampa per presentare ufficialmente il nostro manifesto, che abbiamo chiamato "manifesta per una sinistra unita in Trentino"

Ci hanno dedicato un buon servizio al tg regionale e articoli di giornale.



Vi mando in allegato il documento sottoscritto finora da trenta persone, ma anche da Azione Civile, Sel, Prc. e, stasera, ha comunicato la sua adesione Sinistra Lavoro del Trentino.

Certo, non è un documento perfetto e nemmeno bellissimo, ma è il frutto di lunghe negoziazioni e confronti, di nottate fino alle due, ma è la migliore negoziazione possibile

Da questo documento ricaveremo volantini da distribuire ed organizzeremo un'assemblea aperta alla cittadinanza per incrementare le sottoscrizioni.

Per ogni ambito d'azione politica individuato, abbiamo intenzione di organizzare gruppi di lavoro con associazioni e movimenti che lavorano nello specifico ambito. Sarà difficile coinvolgere l'associazionismo trentino, ma ci proveremo.

Tra gli allegati

https://sites.google.com/site/triestepertsipras/home/documenti/INTRODUZIONE_CONFSTAMPA_28.01.2015.pdf?attredirects=0&d=1

https://sites.google.com/site/triestepertsipras/home/documenti/UNMANIFESTOPERLASINISTRAUNITAINTRENTINODEF.pdf?attredirects=0&d=1

il testo "INTRODUZIONE_CONFSTAMPA_28.01.2015" E' un documento che è stato preparato in assemblea dove abbiamo condiviso tutto ciò che avremmo detto in conferenza e cercato di immaginare le domande delle/i giornaliste/i  per condividere le risposte


Buona serata
Antonia Romano - Trento


domenica 25 gennaio 2015

Alexis Tsipras IL DISCORSO DELLA VITTORIA


Alexis Tsipras parla al popolo greco dopo il voto a Syriza

Ringraziamo per la disponibilità 
http://www.libera.tv/pictures/777/tsipras-il-discorso-dopo-la-vittoria-di-syriza.html
Ringraziamo per la traduzione  Nuova Resistenza



Cittadini di Atene

oggi il popolo greco ha fatto la storia. Il popolo greco ci ha dato un mandato molto chiaro, la Grecia lascia l’austerità, lascia dietro di sé anni di oppressione, la Grecia va avanti con la speranza verso un Europa che sta cambiando. Noi abbiamo fatto un passo avanti per incontrare tutti gli altri popoli dell’Europa. Da domani cominciamo un compito molto difficile. Chiudere con il circolo vizioso dell’austerità, annullare il memorandum dell’austerità. Il popolo greco ha messo la troika nel passato, il popolo greco ci dà il mandato per un rinascimento nazionale. Creeremo un governo per tutti e tutte, daremo fiducia a ogni greco e a ogni greca, lotteremo tutti insieme per ricostruire la nostra patria con onestà e amicizia.

Ha vinto la Grecia del lavoro, della conoscenza, della creatività, che chiede tempo e spazio per un futuro dignitoso.

Voglio ringraziare di cuore tutti voi. Ma anche le migliaia di persone che sono venute da tutta Europa per dimostrare la solidarietà dell’Europa. La nostra lotta è quella di ogni popolo che combatte contro l’austerità.

Il governo greco è pronto a collaborare per una vera nuova soluzione, per far uscire la Grecia dal circolo vizioso, per far ritornare la Grecia e l’Europa alla stabilità. Il nuovo governo non darà ragione a nessuna Cassandra, non accetteremo di inchinarci davanti a nessuna costrizione.

Combatteremo per la democrazia a livello sociale e a livello amministrativo. Ci riprenderemo la speranza, il sorriso, la nostra dignità, vi voglio ringraziare di cuore a tutti voi che avete lottato con ottimismo, prendendo la speranza tra le mani. In questo momento storico in cui tutti ci guardano: vogliamo rassicurarvi sulla fatto che lotteremo tutti insieme per far restare il sole della democrazia e della dignità sopra la Grecia, insieme ce la faremo. Oggi festeggiamo, questo popolo ha bisogno di festeggiare.

Forza e lottiamo insieme.



mercoledì 21 gennaio 2015

Capuzzo: Per un Progetto di Pace de L'Altra Europa - Assemblea di Bologna


Vista la bandiera Arcobaleno campeggiare dietro il palco e le notizie sulla discussione sull'Ucraina all'europarlamento, riporto di seguito l'intervento - preparato in assemblea - che il tempo a disposizione non ha permesso di presentare. Cordiali saluti

Per un Progetto di Pace de L'Altra Europa - Assemblea di Bologna - 17/1/2015
di Alessandro Capuzzo - Comitato di Trieste

Il Gruppo tematico pace-europa-mediterraneo-immigrazione è forse l'unico nei mesi scorsi ad aver funzionato veramente, in particolare sul tema Immigrazione con le iniziative di Spinelli Rivera ed altri. Il Comitato triestino vi ha contribuito inoltrando la petizione Stanisič sui visti ai cittadini Bosniaci Serbi e Macedoni (a proposito, a che punto è l'interrogazione?) e la proposta Calcinari/Spinelli sulla "Giornata dei Diritti umani, per la Cittadinanza europea e lo Ius soli nell'Unione".

L'appello "Nous sommes Charlie" in testa alla convocazione dell'Assemblea, chiama all'unione intorno ai Diritti quale antidoto alla guerra e al terrore, mentre alcuni passi nel Manifesto propongono un'attiva politica europea di Pace e una cultura di contrasto a violenza e corsa agli armamenti.

L'Europa diventi  la terra dell'accoglienza  e del rispetto

Nel panorama italiano la cosa appare assai complessa, essendo il Movimento diviso, grosso modo in tre aree di riferimento:
  • LaTavola ed il Coordinamento Enti locali Pace, promuovono la Marcia Perugia Assisi ed agiscono in prevalenza nell'Educazione alla pace con le scuole.
  • La Rete della Pace formata per lo più da Associazioni ed Organizzazioni (Movimento nonviolento, MIR, Cgil, Agesci, Arci, Tavolo ICP, Acli ecc.) nazionali e locali, ha promosso l'Arena di pace a Verona nell'aprile 2014 ed il PdL d'iniziativa popolare per un Dipartimento della Difesa Civile in Italia, in corso di raccolta firme.
  • La rete Controlaguerra, attiva nella controinformazione sui conflitti che ci coinvolgono pesantemente da vent'anni, ed impegnata nello smascherare le menzogne di guerra.
Questa complessa situazione (non sono più tempi da Movimento "seconda potenza mondiale" tipo 2003) richiede un livello di interazione politica, e sarebbe forse risolvibile attraverso una compensazione per aree di interesse, ora comunque del tutto prematura.

Il problema però può essere affrontato - analogamente a quanto sta facendo L'Altra Europa - uscendo dalla logica nazionale, per impostare contatti e progetti sulla linea che la stessa mailing list pace-europa-mediterraneo-immigrazione suggerisce.

A iniziare dal Social Forum Mondiale di Tunisi, dove già Ipri-reteccp, Arci e tante altre realtà sono impegnate in workshops ed iniziative a tema; e dove si può promuovere un incontro come Gruppo parlamentare europeo.

Questo livello di discussione è mancato al Peace Event Sarajevo 2014 (di cui sono stato nel gruppo promotore) e a dispetto dell'ottima organizzazione e partecipazione, polemiche diverse ingessate sul filo bosgnacco o filo serbo, con rimandi alla Nato sono echeggiate sia in Italia che in Germania.

Il dilagare della guerra costringe ad agire: Stéphane Hessel ha detto "la Rivoluzione o sarà nonviolenta, oppure non sarà" ! Lavoriamo quindi ad un progetto d'organizzazione della attività nonviolente a livello euromediterraneo, nei vari campi della società dei vari Paesi ? Energie e competenze non mancano; bisogna costruire la forza politica, e reperire i mezzi necessari. 

Forse Tunisi può segnare un inizio.

Cofferati evidenzia i problemi del PD - Articolo di Belci a "Il Piccolo"


riceviamo ed ospitiamo volentieri l' articolo che il segretario della CGIL del FVG, Franco Belci , ha inviato al Piccolo, condividiamo le sue preoccupazioni aggiungendo,  di nostro, che aldilà dell' episodio vi è un dato politico generale su cui riflettere e che altri fatti piu' importanti di questi giorni stanno confermando, non solo il " rinnovo" del Patto del Nazareno ma  anche l' accelerazione sulla riforma (sic) elettorale e quella per approvare l' esecrabile testo del jobact coi decreti attuativi entro il 12 febbraio.
Cofferati evidenzia i problemi del PD
Quella di Sergio Cofferati di uscire dal PD è una scelta personale sulla quale ognuno può esprimere legittimamente i propri commenti. Non è peraltro mia intenzione entrare nel dibattito di un partito al quale non sono iscritto. Ma le primarie in Liguria, dopo quelle di Napoli e di Roma, ci consegnano un problema che non riguarda solo le dinamiche interne del PD. Ne esiste uno più generale se non di legalità (su questo si esprimerà la Procura di Genova), sicuramente di etica. Vi sono almeno tre profili che vanno affrontati visto anche che le primarie sono aperte a tutti i cittadini ai quali viene anche richiesto un piccolo contributo per poter votare. Il primo: non è, almeno moralmente, legittimo che a qualcuno sia chiesto un contributo per poter votare e a qualcun altro viceversa sia offerto per farlo. Il secondo: non è eticamente accettabile che si faccia leva sulle condizioni di povertà delle persone per allettarle alla partecipazione. Il terzo: accettare o addirittura richiedere il voto di iscritti e militanti di altri partiti deforma irrimediabilmente il meccanismo, rendendolo non credibile. E’ evidente a questo punto la necessità di una disciplina legislativa, visto che il “fai da te” si è dimostrato poco affidabile e incapace di garantire pulizia e trasparenza. Mi pare che Cofferati sia uscito per questi motivi e non per aver perso, tant’è vero che non ha messo in discussione il risultato. Ed è troppo comodo accusarlo di averlo fatto per vendicarsi della sconfitta: significa non voler affrontare i problemi di fondo. Vi è infatti un'altra questione che è difficile evitare. Il premier e segretario del PD ha dapprima fatto spallucce di fronte all’evidenza del crollo delle iscrizioni, poi ha assunto la stessa posizione anche di fronte a quello della partecipazione alle elezioni regionali in Calabria ed Emilia Romagna. Ciò che conta è “vincere”, non importa se con il 10% degli aventi diritto: chi non va a votare ha comunque torto e i pochi che ci vanno legittimano in ogni caso il vincitore. La rappresentanza, la partecipazione non sembrano contare più: è diventato sufficiente, avere propri uomini e donne di fiducia nei posti chiave e zittire ogni voce di dissenso rappresentandola come verso di gufi, corvi, perfino di avvoltoi. Invece il pluralismo è il sale della democrazia e produce fisiologicamente consenso e dissenso che fanno crescere la qualità della dialettica politica. E, su questo fronte, il problema dell’Italia di oggi è proprio quello: la democrazia che non può fondarsi sulla mera logica dei numeri, al netto delle persone in carne e ossa. Mi pare insomma che ciò che è successo alle primarie sia frutto di questa concezione. La partecipazione è deformata e finalizzata a obiettivi personali. Ciò che conta è votare (e far vincere) il leader e candidato di turno. Non si pensa più al futuro di una Regione, o del Paese, ma al massimo al tempo necessario per esercitare il potere, che dev’essere il più lungo possibile. Principi e valori non contano più, come non contano i contenuti delle scelte, nelle quali si fa sempre maggiore fatica a intravvedere un filo di centro sinistra. Questo esito è esploso nella forma più deflagrante nella vicenda del malaffare romano, caratterizzato dalle connivenze dei partiti, compresi esponenti del PDUna situazione denunciata da tempo all’interno stesso del partito, nientemeno dall’oggi ministro Madia, ma tollerata appunto perché finiva per tradursi in voti e consenso per continuare ad esercitare quel potere che sempre più spesso si traduce nel tornaconto e nell’arricchimento personale. E’ necessario fermarsi a riflettere, perché queste concezioni e questi modelli rischiano di seppellire definitivamente esperienze e ragioni della Sinistra, alle quali il Paese non può rinunciare senza snaturare la democrazia.

Franco Belci, “Officina 2.0”



Noi riteniamo che aldilà della ormai compita mutazione genetica, e regressiva,  del PD vi sia una emergenza democratica nel paese che ha le sue scaturigini anche dalle politiche economiche che il renzismo, il governo di larghe intese col centrodestra ed apertamente sostenuto ad Confindustria e settori della finanza ha imposto agli italiani.

Dal job act allo " sbloccaItalia " , dalla scuola alla "riforma"istituzionale" sono tutte politiche che demoliscono la Costituzione e ledono i diritti dei cittadini, sono politiche regressive, di autoritarismo e rigore , che sanno molto di medioevo , e non trovano nemmeno giustificazione nelle ricette economiche imposte dalla troiika     ai paesi dell' eurozona.

Renzi si goda le sue vittorie ma non conti sull' acquiescenza di quanti, qui ed altrove non sono disposti a chinare il capo, nè a riconoscere alla sua azione di governo l' alibi ideologico di praticare politiche "riformiste " o di centrosinistra" . Chè tali non sono.

Chi attacca i deboli, chi demolisce i diritti dei lavoratori, chi taglia le risorse per il welfare ( e l' elenco potrebbe continuare) non puo' definirsi , logica vorrebbe,  ne' di (centro)sinistra, ne' tantomeno democratico. 

Renzi dovrebbe scegliersi bensì un altro appellativo, piu' confacente ed in sintonia con il suo operato e con quello della sua squadra di governo.

Questa è l' opinione politica che abbiamo della sua persona , questo il giudizio politico ascrivibile alle scelte che il PD ha sin qui compiuto.

Domenica prossima si vota in Grecia, ed è una occasione per cambiare pagina.
La sinistra ,  quella vera, ha presentato un programma di governo che cancella le politiche di austerità, che vuole rinegoziare il debito, che vuol far partire politiche sociali per risollevare le condizioni di tante persone impoverite dalla crisi.
In Grecia noi oggi sapremmo per chi votare, ma Renzi se fosse in Grecia per chi voterebbe?

venerdì 9 gennaio 2015

Je suis CHARLIE


piazza farnese jesuischarlie

Esprimiamo una ferma condanna contro la strage perpetrata nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo che ha portato all’uccisione di 12 persone e al ferimento grave di altre otto. Tra le vittime vignettisti e  intellettuali di fama mondiale che esprimevano con il loro quotidiano lavoro il meglio della satira, garantendo così la libertà di stampa e di opinione.


Si può ben comprendere che visioni integraliste, fanatiche e  totalitarie della vita e della società abbiano proprio nella libertà di stampa, di opinione,  di critica e  di satira il loro principale nemico. L’ironia mette a nudo le miserie delle ideologie, costruite su una falsa coscienza di sé, più di complicate confutazioni. L’attentato pare avere una matrice alqaedista o legato all’Is, al di là di chi siano le singole persone che hanno compiuto un così terribile crimine. Questo dimostra la necessità di combattere il fondamentalismo e il fanatismo di ogni tipo. Proprio per questo è inaccettabile l’ondata islamofoba che sta strumentalmente prendendo il via dalla strage di Parigi. Confondere l’Islam con il terrorismo è il migliore regalo si possa fare all’Is e alla sua propaganda. Ed è quello che stanno facendo le destre in tutta Europa.

L’altra Europa con Tsipras aderirà quindi e parteciperà a tutte le manifestazioni indette dalle forze democratiche in condanna della strage.

L'altra Europa con Tsipras



Nella foto la manifestazione promossa dalla Federazione della Stampa e da Articolo 21 a Roma, davanti all’Ambasciata Francese.

sabato 20 dicembre 2014

ANPI - Nasce l'“Osservatorio” sulle riforme costituzionali e sulla legge elettorale


E' importante diffondere la conoscenza di questa iniziativa , cui aderisce anche l' ANPI di Trieste. Molto significativa l'adesione di "Libertà e Giustizia".

Anzi, nel dare il massimo di visibilità e di sostegno alle finalità, noi dell'APCS - Associazione Politica per la Costituente della Sinistra "Trieste con Tsipras" -  aderiamo  alle iniziative che in sede locale l' Osservatorio vorrà prendere e reputiamo utile una pubblica presentazione ed una prima iniziativa di pubblicizzazione della costituzione dell' organismo.




ISTITUITO PRESSO L'ANPI (ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D'ITALIA) L'OSSERVATORIO SULLE RIFORME COSTITUZIONALI E SULLA LEGGE ELETTORALE.
ADERISCONO, TRA GLI ALTRI, GUSTAVO ZAGREBELSKY, MAGISTRATURA DEMOCRATICA, NADIA URBINATI, ARTICOLO 21, ALFIERO GRANDI, DOMENICO GALLO, SANDRA BONSANTI E CORRADO STAJANO.





Su richiesta di diverse Associazioni ed a seguito di una immediata manifestazione di disponibilità da parte della Presidenza dell’ANPI, si è costituito - il 10 dicembre - presso la sede nazionale dell’ANPI, in Roma,  un “Osservatorio” sulla materia delle riforme costituzionali,   della  legge elettorale e della rappresentanza dei cittadini, con la presenza di numerosi rappresentanti di Associazioni e di diversi soggetti, partecipanti a titolo personale.

Link QUI

martedì 9 dicembre 2014

1973: in Val Rosandra, vittime fra i migranti in cerca di lavoro

 un trafiletto apparso sul Meridiano di fine ottobre 1973 :

Tre negri del Mali muoiono in una mattina di freddo e bora in Val Rosandra. 
Viene alla luce lo scandalo del lavoro clandestino: Trieste come punto di transito di braccia, di turchi e negri per la Francia e la Germania.
"Il Meridiano " allarga il discorso e dimostra che il lavoro nero fa parte del nostro costume : cinquemila jugoslavi ogni giorno , lavorano, o rischiano senza protezione , senza contratti, senza speranza, nelle aziende e nei cantieri triestini."

Chi direbbe che queste parole siano state scritte quarant'anni fa?



Questa è la la traduzione di tre ampi articoli apparso sul Primorski Dnevnik 35 anni dopo:


Primorski dnevnik, 21.10.2008

DOLINA – Un anniversario doloroso

Insieme per la speranza

In occasione del 35. anniversario di quattro giovani lavoratori africani – Commemorazione giovedì pomeriggio a Dolina

Il Comune di San Dorligo della Valle - Dolina, in collaborazione con la Provincia di Trieste, il Comitato regionale per la pace e i diritti umani, il Tavolo della pace e il circolo culturale SKD Slovenec di S. Antonio – Boršt, organizza il giorno giovedì 23 ottobre alle ore 15.00 una commemorazione per l'anniversario della morte di quattro giovani immigrati africani. La celebrazione avrà luogo nella sala consigliare del municipio di Dolina e ad essa prenderanno parte il sindaco Fulvia Premolin, il sacerdote Luigi Di Piazza, Abdou Faye, Alessandro Capuzzo e Mah Fofana. Alle ore 17. si terrà una celebrazione funebre nel cimitero di S. Antonio – Boršt, dove i quattro giovani sono sepolti, alle ore 20. nel teatro comunale France Prešeren di Bagnoli ci sarà un programma culturale. Gli organizzatori ci hanno trasmesso una nota, che pubblichiamo:

Sono passati già 35 anni da quella notte tra il 12 e il 13 novembre 1973, quando, come scrisse allora il quotidiano Primorski dnevnik, “il bussare e le grida soffocate svegliarono alle quattro di mattina i coniugi Mari nella loro casa attigua all’ex percorso ferroviario sopra S. Antonio - Boršt”, non lontano dall'odierno percorso ciclo-pedonale che collega Trieste a Kozina. Alla visione di sagome di persone sconosciute, che parlavano una lingua incomprensibile, i coniugi non ebbero il coraggio di uscire, anche perchè la casa era isolata, proprio alla fine del paese.
Poco dopo il sig. Bruno Hrvat, che veniva con la sua macchina dal vicino abitato, venne fermato da un uomo di colore. Quest'ultimo voleva entrare con veemenza nell'automobile, ripetendo disperatamente che erano morti, morti. Il sig. Hrvat rimase impressionato e si rivolse subito ai Carabinieri di Dolina che, raggiunto la curva della strada che da S.Antonio-Boršt porta a S.Lorenzo-Jezero, si ritrovarono di fronte a una scena raccapricciante: »tre giovani Africani giacevano morti sul sedime stradale e nel prato davanti alla casa, il quarto gemeva, mentre il compagno, che aveva chiesto aiuto, era ancora cosciente, ma esausto«.
I corpi dei tre giovani sono stati successivamente identificati: si trattava dell'agricoltore 22-enne Seydou Dembele, del 19-enne Mamdor Niakhate e del commerciante 27-enne Diambou Lassana, tutti e tre dalla Repubblica di Mali, mentre gli altri due ragazzi sono stati immediatamente trasportati all'ospedale locale. Quasi un mese più tardi è stato scoperto nelle vicinanze anche il corpo del 25-enne Djibj Somaili, proveniente dalla Mauritania.
La notizia della morte misteriosa di quattro giovani africani ha fatto immediatamente il giro del paese di S.Antonio- Boršt e dei dintorni, dove sono andate diffondendosi notizie e spiegazioni più o meno verosimili dell'accaduto: nuovi progetti di attentato all'oleodotto, rese dei conti tra bande rivali, traffici di stupefacenti ... Alla fine la verità si è rivelata molto più semplice in tutta la sua crudeltà: sono morti di fame e di freddo, mentre in prossimità della Val Rosandra cercavano di passare il confine tra l'ex-Jugoslavia e l'Italia. I giovani erano affamati e affaticati fino allo stremo. Il freddo autunnale, che quella notte scese fino a 5-6 gradi centigradi, non li risparmiò. Dopo l'autopsia il medico legale aggiunse mestamente che »non aveva mai visto corpi così vigorosi, con polmoni e fegato così sani, ma con uno stomaco ed un intestino così vuoti«.
Gli inquirenti hanno successivamente constatato che i giovani erano diretti in Francia, dove dovevano intraprendere un lavoro in nero. Speravano di trovare, se non condizioni di vita più dignitose, almeno cibo sufficiente per sopravvivere. Hanno lasciato le loro case arrivando in aereo a Split (Spalato), proseguendo in autobus fino a Rijeka (Fiume), da dove avrebbero dovuto prendere una nave per Venezia e raggiungere la Francia via Milano.
Non è però andata come previsto: probabilmente non hanno ottenuto i visti per l'Italia ed hanno così deciso di optare per un'altra via. Raggiunto il paese di Kozina vicino al confine con l'Italia, hanno seguito il percorso della vecchia ferrovia, avviandosi a piedi verso il paese di S.Antonio –Boršt, dove doveva attenderli un altro intermediario africano. Questo aveva il compito di guidare i gruppi di lavoratori africani dalle zone di confine fino a Trieste e di preparare, successivamente, la loro partenza verso i Paesi di destinazione.
Questa persona, assieme ad un amico con il quale viveva a Trieste presso l'Hotel Roma, è stata catturata dai Carabinieri ed interrogata, ma i veri responsabili non sono mai stati scoperti. Si è sospettato di una rete di trafficanti dalla Liguria, ma le indagini si sono alla fine arenate su un binario morto. È stato comunque confermato il sospetto iniziale che già allora passava per Trieste un traffico illegale di lavoratori di colore, tramite cui un'organizzazione criminale faceva venire in Europa occidentale, dall'Africa Centrale e dal Golfo di Guinea, giovani che aspiravano solo ad un pezzo di pane e ad una vita degna di questo nome.
La notizia della tragica morte degli immigrati clandestini ha colpito l'opinione pubblica, specialmente nell'area del »Breg« e nel paese di S.Antonio-Boršt, dove la popolazione locale ha deciso di ospitare i resti delle povere vittime nel cimitero del paese. Per questo l’Amministrazione Comunale di S.Dorligo – Dolina ha accolto con favore l’ordinanza del Tribunale di provvedere alle spese del funerale.
Quel giorno, il 21 ottobre 1973, la sincera commozione e compartecipazione degli abitanti della zona all’evento ha profondamente commosso il fratello della vittima più giovane, il 27-enne Bouyagui Niakhate, che, per salutare per l'ultima volta l'amato fratello, è arrivato dalla Francia, dove lavorava da diversi anni e dove lo avrebbe dovuto raggiungere il fratello minore. Il triste corteo dei giovani del paese con le bare sulle spalle e delle ragazze, che li accompagnavano con mazzi di fiori, salì in silenzio verso il cimitero del paese con una corona del Comune davanti ad ogni bara.
Le parole espresse dall'allora Sindaco, il Sig. Dušan Lovriha, risultano ancor'oggi tragicamente attuali: »Non sono stati uccisi né dalla bora né dal freddo della notte di questo nostro territorio, ma dall'avidità degli sfuttatori del lavoro, dai resti del colonialismo della seconda metà del 20° secolo. L'arretratezza, la mancanza di sviluppo, la fame che attanagliano due terzi della popolazione mondiale, hanno acceso in questi poveri giovani la speranza di poter trovare in un'Europa industrialmente sviluppata la soluzione alla loro sofferenza millenaria. Questo corteo funebre sia allora di monito alla coscienza umana, affinché si renda conto che questa gente non è straniera, anche se proviene da lontano e ha un colore della pelle diverso dal nostro...«.
Tragedie simili, purtroppo, ci accompagnano oggi ogni mattina, mentre sfogliamo il giornale, magari bevendo una tazza di caffé caldo. Presto forse non le considereremo nemmeno notizie degne di nota e non ci scandalizzeremo più leggendo delle calunnie, dello sfruttamento o addirittura della morte dei vari odierni »Seydou Dembele, Mamdor Niakhate, Diambou Lassana o di Djibj Somaili«, che, proprio come questi ultimi 35 anni fa, lasciano oggi le loro case per assicurare a sé stessi ed alle proprie famiglie condizioni di vita più dignitose!
Pensiamo solo a come, al funerale del 1973, il canto del coro locale, le preghiere musulmane espresse da Bouyagui con le lacrime agli occhi, il caloroso abbraccio della folla, che con una stretta di mano cercava di esprimere quel cordoglio che non sapeva esternare con le parole, ed infine la somma di danaro raccolta tra i presenti per dare sostegno ai famigliari delle vittime, rappresentassero una prova tangibile di come l'uomo, davanti alle difficoltà o in occasione di una dolorosa perdita, sia capace di gesti sorprendenti!
Questo non deve cadere nell'oblio. Gli uomini non devono scordarsi di essere innanzitutto confratelli, non devono dimenticare che la nascita nella parte più o meno povera del globo è solo un caso e che la vita può riservare a tutti sia momenti felici che amari. Questo riguarda chiunque.
In questi istanti dobbiamo ricordarci di essere prima di tutto persone e come tali capaci di gesti generosi e nobili, soprattutto se ci riconosciamo reciprocamente e se uniamo le forze, quando sono in gioco i diritti umani fondamentali ... sia che questo avvenga nella ristretta cerchia familiare che nell'ambito del villaggio, del territorio locale, di una regione, di uno Stato, di un continente oppure del mondo intero.

Primorski dnevnik, 23.10.2008

COMMEMORAZIONE – In occasione del 35. anniversario della loro tragica morte

S.Antonio–Boršt: ricordo dei giovani Africani

Prima la manifestazione nella sala del consiglio comunale, poi la commemorazione nel cimitero di S.Antonio–Boršt e la serata nel teatro comunale di Bagnoli

Didascalia foto: “Il funerale dei giovani Africani a S. Antonio–Boršt. In primo piano Bouyangui Niakhate, fratello della vittima più giovane”

Lo scorso martedì, il 21 ottobre, sono passati 35 anni da quando una grande folla di paesani di S. Antonio–Boršt e di altri cittadini del comune di San Dorligo-Dolina, si sono accomiatati con commozione dai tre giovani africani il cui filo vitale è stato spezzato otto giorni prima nella fredda e buia notte ai margini del paesino del “Breg”. Tutti provenivano dal lontano e caldo Mali. Il più giovane aveva 19 anni, il più anziano 27. La loro destinazione era il ricco occidente europeo, erano in un certo senso i predecessori-vittime del commercio inumano di merce umana, che nei decenni successivi è emerso in modo sempre più drammatico attraverso la terraferma e il mare verso il vecchio continente. Meno di un mese dopo la tragedia e dopo il funerale dei tre, è stato rinvenuto vicino al luogo della morte il quarto Africano. Aveva 25 anni e proveniva dalla Mauritania.
A S. Antonio–Boršt e nelle sue vicinanze le persone si ricordano ancora del funerale dei giovani Africani. Al cimitero paesano sono stati accompagnati da quasi tutto il paese. C’erano molti giovani, coetanei bianchi dei giovani sfortunati. L’allora sindaco Dušan Lovriha si è accomiatato con commozione dai tre, ma in particolare è stato commovente l’addio del fratello della vittima più giovane. Proveniva dalla Francia, dove era diretto anche il diciannovenne Mamdor, che con una preghiera musulmana ha espresso il desiderio che al fratello e agli altri sia lieve la terra del “Breg”.
Gli abitanti di S. Antonio–Boršt da allora curano la tomba dei giovani Africani. L’amministrazione comunale locale li ricorda ad ogni anniversario importante. Così sarà anche oggi.
Nella sala del consiglio comunale alle ore 15.00 si terrà una commemorazione in occasione del 35. anniversario della morte dei giovani immigrati africani. L’amministrazione comunale organizza l’evento in collaborazione con la Provincia di Trieste, il Comitato regionale enti locali per al pace, il Tavolo per la pace e il circolo culturale SKD Slavec di S. Antonio–Boršt. Alla commemorazione parleranno il sindaco Fulvia Premolin, il sacerdote Luigi Di Piazza, Abdou Faye, Alessandro Capuzzo e Mah Fofana. Due ore dopo, alle ore 17.00 nel cimitero di S. Antonio–Boršt presso le tombe dei quattro giovani Africani, avrà luogo un rito funebre. In serata alle ore 20.00 nel teatro comunale “France Prešeren” di Bagnoli avrà luogo un programma culturale.

Primorski dnevnik, 24.10.2008

S. ANTONIO – In occasione del 35. anniversario di quattro immigrati africani

La morte non ha colore, ma è uguale per tutti

Il fatto tragico del passato sia di monito a tutti coloro che seminano l’intolleranza

Didascalia foto: “Le tombe dei quattro Africani sono state sistemate nella parte assolata del cimitero paesano”

Trentacinque anni fa vi erano meno immigrati illegali di colore nel nostro territorio rispetto ad oggi. Forse anche per questo, il fatto accaduto a S. Antonio–Boršt a metà ottobre del 1973 ha profondamente scosso la comunità paesana locale. Quattro giovani africani, dell’età tra i diciannove e i ventisette anni hanno lasciato i posti in cui sono nati, con la speranza di trovare in Europa una occupazione. Nel bosco, nei pressi di S. Antonio li aspettava la morte, che in quella notte di ottobre rispondeva al nome di “freddo”. La morte non ha colore, ma è uguale per ogni persona, ha fatto presente ieri una ragazza di colore nel cimitero di S. Antonio–Boršt, dove una tomba curata, ricorda le vittime africane. La tomba è collocata sulla parte assolata del cimitero, nella zona più esposta ai raggi del sole: questi riscaldano simbolicamente da trentacinque anni Djibj, Diambou, Mamdor e Seydou.
Il Comune di San Dorligo – Dolina, si è inchinato ieri alla loro memoria con una tavola rotonda, a cui hanno partecipato coloro che si occupano quotidianamente degli immigrati e delle loro spesso difficili storie di vita: Luigi Di Piazza, Abdou Faye, Alessandro Capuzzo e Mah Fofana. In serata è stata organizzata nel teatro comunale di Bagnoli-Boljunec una manifestazione culturale, in pomeriggio, come detto, si è tenuta una breve commemorazione nel cimitero di S. Antonio–Boršt, dove le tombe sono state benedette dal parroco del paese. Il sindaco Fulvia Premolin ha ricordato ai paesani che possono andar fieri del fatto di aver risposto a quel fatto tragico con i valori della tolleranza, della comprensione e dell’accettazione del diverso. Gli stessi valori guidano il Comune di San Dorligo della Valle anche oggi, ma lo stesso non si può dire di parecchi politici: anche per questo motivo il ricordo al fatto tragico di S. Antonio–Boršt, quest’anno è stato celebrato più solennemente. Il ricordo sia monito a tutti coloro che seminano l’intolleranza. (pd)