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domenica 13 settembre 2015

Sabato 12 settembre 2015 per Kobane,


in solidarietà al popolo curdo che resiste contro l' ISIS e gli attacchi dei turchi.

La lotta per l' indipendenza del Kurdistan nacque all' indomani della fine della prima guerra mondiale, ma questo anelito alla costituzione di una patria curda fu bloccato dalla  Gran Bretagna e - come per la Palestina-  le nascenti nazioni arabe , dopo la dissoluzione dell' impero Ottomano,- Persia  Iraq e Siria- e l' attuale Turchia  si insediarono amministrativamente su quei territori.

Da allora qualcuno, con grottesco umorismo , defini' il Kurdistan " la Polonia del vicino Oriente" , una nazione con oltre 15 milioni di abitanti ancora destinata o all' assimilazione o alla subalternità e sottomissione politica, come in effetti era avvenuto  per la Polonia , smembrata dal 1772 e poi ricomposta solo nel 1920.

Quanto sta succedendo oggi evidenzia la paradossalità di un evento senza precedenti: mentre di fatto l' ISIS , con altre formazioni fondamentaliste , praticando forme di terrorismo guerreggiato, ha di fatto realizzato una sorta di Sultanato Transnazionale , che va dall' Afghanistan a Tripoli  passando per Falluja ,  la svolta islamista di Erdogan costringe alla difensiva - cioè di fatto all' autodifesa- non solo le comunità curde presenti sul territorio turco, ma anche quanto resta di quelle armene e greche, e inasprisce la repressione non solo  contro il PKK ( che è ancora clandestino e illegale , con Ocalan all' ergastolo) ma anche contro il HDP ( il partito popolare democratico, progressista e filocurdo e che alle ultime elezioni ha ottenuto il 13% dei voti ed è entrato con 80 deputati  al Parlamento di Ankara) che viene messo allo stesso livello del PKK e di conseguenza, per aberrante sillogismo, parificato all' ISIS ed alla sua organizzazione statuale l' OSI, che Erdogan, solo a parole ,  dice di voler combattere. 

Il corteo che sabato 12 settembre  è sfilato per le vie del centro cittadino


( la manifestazione era stata promossa dal Coordinamento Libertario Regionale e dall' USI- AIT di Trieste) ha dunque chiesto a gran voce la cessazione dei bombardamenti e delle violenze contro il popolo curdo e di saper leggere la verità dei fatti:
le violenze del governo turco  non vengono perpetrate solo intorno  a Kobane, la città simbolo della resistenza popolare al terrorismo e della sperimentazione di forme inedite di autogoverno democratico delle comunità,  ma vengono praticate anche all' interno della Turchia ,contro la minoranza curda , e piu' in generale contro tutte le altre presenze autoctone : greci, armeni, etc- che il neonazionalismo islamista di Erdogan e dell' AKP da tempo persegue.

Viene da chiedersi , quindi , se il bellicismo turco non persegua LE STESSE FINALITA' dell' ISIS e dell' Organizzazione dello Stato Islamico (OSI) , la creazione cioè di uno spazio geopolitico panturanico e reislamizzato, come , ai tempi di Kemal , predicava Shaid Halim Pasha , contro il laicismo , le forme democratiche parlamentari,il modernismo e la secolarizzazione religiosa che allora si imponevano per ricostruire il paese.



Se fosse cosi'dovremmo fare i conti non con il delirio di un folle, ma con un piano ed un progetto politico estremamente pericoloso che sinora è stato , stranamente sottovalutato. Eppure quanto è accaduto a Gezi Park nel 2013 aveva fatto aprire gli occhi a molti di noi, evidentemente non a tutti.



Dunque non resta, mentre diamo tutta la nostra solidarietà al popolo curdo, che denunciare quanto sta avvenendo ed invitare il nostro governo ad essere meno reticente, equidistante e disattento , cioè a prendere posizione. Contro Erdogan e il il governo che lo sostiene( anche se dovesse costarci mezzo punto di PIL).

Marino Calcinari

sabato 12 settembre 2015

11 SETTEMBRE MARCIA DELLE DONNE E DEGLI UOMINI SCALZI


IN TUTTA ITALIA DECINE DI MIGLIAIA DI PERSONE HANNO PARTECIPATO

Ieri 11 settembre a Trieste oltre seicento persone hanno sfilato per la città , dal Silos a Piazza del' Unità , in corteo, pochi slogan ma chiare idee su quali debbano essere gli obiettivi politici da rivendicare nell' immediato , per affrontare i problemi che la grande migrazione globale porta con sé.
Nella consapevolezza della strutturalità e della non contingenza della tragedia che sta coinvolgendo milioni di persone , le attuali regole,- burocatiche , perdipiu' - dell' accoglienza , a cominciare dal trattato di Dublino, vanno riscritte ed all' interno dell' Europa deve esser fatto valere un principio univoco e cogente di solidarietà.

La grandezza del fenomeno infatti non consente di agire altrimenti.



E nessun progetto di cambiamento della società , di gestione democratica della crisi – economica e sociale - ch' essa attraversa, puo' eludere la questione dei profughi e dei migranti.
La sua rimozione o peggio, riduzione ad “eterna emergenza” , invece che componente strutturale della storia e delle società del nostro tempo , ci ha portati alla disastrosa situazione attuale , ed essa potrebbe involvere drammaticamente verso soluzioni regressive di aperta xenofobia, di razzismo, di chiusura identitaria .
Il nostro agire , per essere efficace deve partire facendo proprie alcune idee e slogan della manifestazione di ieri :

L' emigrazione non è un crimine . Recitava uno dei cartelli portati da un migrante . Anzi :

Il DIRITTO d'' ASILO è un FONDAMENTO DELLA NOSTRA COSTITUZIONE.
(art.10 della Costituzione Repubblicana: “Lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l' effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana ha diritto d' asilo nel territorio della Repubblica, secomdo le condizioni stabilite dalla legge”
Dunque L' ACCOGLIENZA e' un OBBLIGO , non è solo un dovere morale ma una prescrizione politica che guida ed ispira l' agire delle istituzioni democratiche della nostra repubblica!
Di conseguenza CHI SCORDA O INVITA A VIOLARE QUESTE NORME e LEGGI si pone contro la Costituzione che “ richiede l' adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (art. 2) , contro i suoi principi solidaristici ed egualitari, minando le basi materiali su cui poggiamo la convivenza civile e la coesione sociale del nostro paese.
Non occorre evocare il fascismo ed il nazismo che hanno trascinato l' Europa nella piu' grande e sanguinosa catastrofe del XX secolo, per sapere oggi in quale direzione andare , ma ricordare , di allora quali furono le premesse e poi le politiche che ne seguirono.

Emigrazione e lotta per un' altra Europa possono bensì diventare la leva per modificare gli attuali assetti di potere che oggi esprimono soltanto gli interessi di ceti dominanti e le dottrine politiche del neoliberismo di cui esse sono espressione.
Dobbiamo quindi batterci e dire NO A POLITICHE DI RESPINGIMENTO, DI SELEZIONE E/O DISCRIMINAZIONE tra chi chiede asilo.

Oltretutto la classe dirigente di questa Europa, responsabile della crisi e della disoccupazione di massa , che oggi colpisce, in modo anche brutale quasi trenta milioni di persone, non deve permettersi di discettare tra profughi, che scappano dalle guerre , e migranti che fuggono per motivi di povertà , quando sappiamo tutti benissimo che non solo nell' area Mediterranea , ma anche nelle sue estreme propaggini, dal Medio oriente all' Africa del Sahel , questi motivi si intrecciano e si sovrappongono.
E che in questa grande migrazione globale nella sola area Mediterranea sono coinvolte oltre 170 milioni di persone, e - considerando l' africa Subsahariana- questa cifra cresce di altri 800 milioni di persone !
Ma questo quadro non puo' essere modificato se non abbattendo quelle politiche di rapina economica, di sottomissione politica, di devastazione ambientale, di interventismo militare che le grandi potenze , le lobbies economiche stanno attuando, e le cui conseguenze ora toccano da vicino anche noi.

Ieri ci siamo fatti carico, con estremo realismo anche di questa epocale criticità , ma abbiamo anche ribadito che proprio in conseguenza di ciò : “LA NOSTRA EUROPA NON HA CONFINI .SIAMO TUTTI CLANDESTINI”.



Le nostre richieste, quelle per cui a Trieste, a Gorizia a Pordenone ed in tutta Italia abbiamo sfilato accanto ai migranti, per un'altra Europa , e per cui va dato seguito , dopo il buon esito delle manifestazioni di ieri , sono:
La certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature ; una accoglienza degna e rispettosa per tutti ; la chiusura e lo smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti;la creazione di un vero sistema unico di asilo in Europa, superando il regolamento di Dublino.

In Piazza Unità è stato quindi letto l' appello della marcia , lo slogan che appariva sullo striscione che stava in testa al corteo “ DIRITTO ALL' ACCOGLIENZA, DIRITTO ALLA VITA” è stato quindi letto nelle tante lingue dei partecipanti, dei migranti in corteo: pashtum ,arabo, urdu, spagnolo .
E poi sono stati letti i nomi delle Associazioni ed organizzazioni che hanno promosso ed organizzato l' evento : ACCRI( Associazione di Cooperazione Cristiana Internazionale), l' ARCI Nuova e l' ARCI Servizio civile, l' APCS/AET( Associazione Politica per la Costituente della Sinistra/AltraEuropa con Tsipras), l' Associazione Centro delle Culture , l' Associazione S/paesati, YA Basta, l' Associazione Senza Confini/Brez Meja;La Casa delle Culture, il circolo del manifesto “Raffaele Dovenna”,il Circolo “Tina Modotti”, Il Circolo Verdazzurro di LegAmbiente , Il Comitato Danilo Dolci,il Comitato Donne Trieste, il Comitato Srebrenica 1995-2015, la Comunità di San Martino al campo, la Comunità Senegalese, la Consulta degli Immigrati del comune di trieste, l' ICS ( Consorzio Italiano di Solidarietà), L' Associazione “Mondo Senza Guerre / Senza Violenza”, il “ MOSAICO per un comune Avvenire” , la Palestra Popolare “Mamadou Sy”, la NCCdL CGIL, l' associazione “ Salaam/ragazzi dell' olivo”; il Tavolo della Pace, il PD, il PcdI,il PRC,SEL , l' UDS( Unione degli Studenti)

La mobilitazione , infine continua:

Sabato 12 settembre 2015 per Kobane, in solidarietà al popolo curdo che resiste contro l' ISIS e gli attacchi dei turchi. Ci si trova alle ore 16 in Piazza della Borsa

Venerdi 18 settembre alle ore 17 in piazza Unità per ricordare la funesta ricorrenza della proclamazione, in quella nostra piazza , delle leggi razziali, volute dal fascismo e da Mussolini.

giovedì 3 settembre 2015

Venezia, 11 settembre. La marcia delle donne e degli uomini scalz*





E' arrivato il momento di decidere da che parte stare.

E' vero che non ci sono soluzioni semplici e che ogni cosa in questo mondo è sempre più complessa.
Ma per affrontare i cambiamenti epocali della storia è necessario avere una posizione, sapere quali sono le priorità per poter prendere delle scelte.

Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi.

Di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere.
E' difficile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo.

Ma la migrazione assoluta richiede esattamente questo: spogliarsi completamente della propria identità per poter sperare di trovarne un'altra. Abbandonare tutto, mettere il proprio corpo e quello dei tuoi figli dentro ad una barca, ad un tir, ad un tunnel e sperare che arrivi integro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai bisogno.

Sono questi gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro.

Le loro ragioni possono essere coperte da decine di infamie, paure, minacce, ma è incivile e disumano non ascoltarle.

La Marcia degli Uomini Scalzi parte da queste ragioni e inizia un lungo cammino di civiltà.

E' l'inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano. Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie, al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie.

Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace.
Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.

Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà, significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione di ricchezze.

Venerdì 11 settembre lanciamo da Venezia la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi.

In centinaia cammineremo scalzi fino al cuore della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica.


Ma invitiamo tutti ad organizzarne in altre città d'Italia e d'Europa.

Per chiedere con forza i primi tre necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali:
1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature
2. accoglienza degna e rispettosa per tutti
3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti
4. Creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino

Primi fir­ma­tari
Lucia Annun­ziata, Don Vini­cio Alba­nesi, Gian­franco Bet­tin, Marco Bel­loc­chio, Don Albino Biz­zotto, Elio Ger­mano, Gad Ler­ner, Giu­lio Mar­con, Vale­rio Mastan­drea, Gra­zia Naletto, Giusi Nico­lini, Marco Pao­lini, Costanza Qua­tri­glio, Norma Ran­geri, Roberto Saviano, Andrea Segre, Toni Ser­villo, Ser­gio Staino, Jasmine Trinca, Daniele Vicari, Don Armando Zappolini, Mauro Biani

Per ade­sioni: donneuominiscalzi@gmail.com

Appun­ta­mento 11 set­tem­bre, ore 17.00, Piazza Santa Maria Eli­sa­betta al Lido di Venezia

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L'Altra Europa con Tsipras aderisce alla marcia di Venezia delle donne e degli uomini scalzi e si impegna a rilanciare   l'iniziativa in altre città italiane, insieme a chi già si muove per questo. 
Non si può stare a guardare. Non si può tacere. Non possiamo accettare che riprenda forza il cuore oscuro dell'Europa. Come prima misura chiediamo ai nostri governi di creare un corridoio umanitario. Molto si può fare. Chiedere la sospensione del Trattato di Dublino e regolare finalmente, in Italia, l'abolizione del reato di clandestinità.
Esiste un'altra Europa, un'altra Italia che non ha paura. Che di fronte alle prove difficili imposte dalla crisi, dalle guerre ai nostri confini, si rimbocca le maniche. Non grida all'invasore, cerca soluzioni.

Per questo anche L'Altra Europa con Tsipras sarà a piedi scalzi a Venezia.


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11 settembre data epocale.
Ci mobilitiamo , come abbiamo fatto per il Cile nel 1973 e conto l' attacco terroristico alle Twin Towers di Nuova York,per l' aiuto e la solidarietà ai migranti,
per abolire restrizioni e respingimenti, contro la barbarie dei neofascismi che rialzano la testa e vorrebbero farci ripiombare nella barbarie.
L' auspicio è quello di poter realizzare anche qui una manifestazione a Trieste.
La proposta:
A PIEDI SCALZI dal SILOS alla Prefettura.

Marino Calcinari

venerdì 19 giugno 2015

IL 20 GIUGNO TRIESTE, ROMA ED EUROPA, INSIEME COI MIGRANTI E I RIFUGIATI


Fermiamo la Strage subito !

Il 20 giugno si grida "Fermiamo la strage subito !” contro la storia coloniale e l’arroganza militare europea, che rende impossibile salvarsi per mare dalle guerre e dalla fame. Per fermare la follia delle bombe sui barconi, che moltiplicano le vittime e radicano il caos. 


Vorremmo veder sancito il diritto di scegliere dove abitare, come fu per gli Italiani che abbandonarono il Paese, dove non c’erano Pace e Lavoro. E come si sta tornando ad abbandonare, a causa della crisi. Ingiustizie, miseria e conflitti spingono popolazioni intere alla disperazione. 

L'Europa si lamenta, ma accoglie poche migliaia dei rifugiati, che a milioni sono accampati nei campi di Africa e Asia. Prendiamone atto, non pensiamo a misure militari crudeli, insensate ed inutili. Apriamo la convivenza interetnica, rendiamola civile; distribuiamo i profughi sul territorio europeo, attraverso vie d’accesso umanitario; concediamo permessi di soggiorno d’inserimento sociale. 

L'Unione è nata da un sogno di Liberazione dalla guerra. Pace, nella nostra epoca, è sentirsi parte dell'umanità, per la ricerca di soluzioni comuni. Non una fortezza sotto assedio. L’Europa, disegnata dagli antifascisti a Ventotene, è democratica. Questo vale per l’Immigrazione, come per la Grecia dove la democrazia è nata. Quest’Unione è fatta di Paesi diversi, di Popoli rimasti distanti, impotenti. Recuperiamo la convivenza e la solidarietà, salviamo l’Edificio dal pericolo che incombe! 

Iniziamo ad esempio dai bambini.

Registrazione alla nascita, nel mondo un terzo dei bambini resta invisibile

L’UNICEF lancia un nuovo Rapporto secondo il quale circa 230 milioni di bambini sotto i 5 anni non sono stati mai registrati alla nascita - circa 1 su 3, a livello globale. «La registrazione alla nascita è più di un semplice diritto. Riguarda il modo in cui la società riconosce l’identità e l’esistenza di un bambino» spiega il Vicedirettore dell’UNICEF. «La registrazione alla nascita è fondamentale per garantire che i bambini non vengano dimenticati, non vedano negati i propri diritti o siano esclusi dai progressi della propria nazione».
BAMBINI OSTINATAMENTE INVISIBILI
La questione dei bambini non registrati all'anagrafe è anche un'assurdità italiana, che va avanti dal 2009 con l'entrata in vigore della legge Bossi-Fini. Augusta De Piero, autrice della Legge regionale sulla Pace in vigore, sta chiedendo a gran voce le modifiche legislative atte a rimuovere ogni ostacolo alla registrazione dei bimbi all'anagrafe. In questa relazione che invitiamo a leggere e far girare, spiega molto bene il meccanismo che si è innescato. 

Vai al blog di Augusta al link http://diariealtro.it/?p=3821


giovedì 30 aprile 2015

Barbara Spinelli - Morti nel Mediterraneo: J’ACCUSE

Sessione plenaria del Parlamento europeo
Strasburgo, 29 aprile 2015

Barbara Spinelli, eurodeputata del Gue-Ngl, si è rivolta al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e al Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, invitati a presentare le posizioni della Commissione e i risultati del Consiglio europeo straordinario del 23 aprile scorso. Il tema della sessione era: Le ultime tragedie nel Mediterraneo e le politiche dell’Unione su migrazione e asilo.



Morti nel Mediterraneo: J'ACCUSE

mercoledì 22 aprile 2015

21 aprile, due giorni dopo l'ecatombe del naufragio nel Canale di Sicilia, giornata di mobilitazione nazionale in tutta Italia "Fermare la strage. Subito!"



Promossa da: Arci, Acli, Act, Action, Amnesty International, Antigone, Archivio Memorie Migranti,  Articolo 21, Asgi, Carovane migranti, Casa dei diritti sociali, Centro Astalli, Cgil, Cild, Cittadinanzattiva, Cnca, Comitato verità e giustizia per i nuovi desaparecidos, Comunità di S. Egidio, Consorzio città dell’altra economia, Cospe, Cric, Emergency, Emmaus Italia,  Fiom-Cgil, Forum Terzo Settore, Gruppo Abele, Left, Legambiente, Libera, Link-coordinamento universitario, Lunaria, Medici Senza Frontiere, Nessun luogo è lontano, Rete della conoscenza, Rete degli studenti medi, Sos razzismo Italia, Terra del fuoco, Uds, Udu, Uil. Con l'adesione di L'Altra Europa, Sel, Prc, Green Italia, la partecipazione della CISL, e si prega di scusare le involontarie omissioni.


A Trieste, ragazzi e ragazze, donne, uomini, facenti capo ad almeno quattro diversi gruppi od organizzazioni (gli scriventi, l'ARCI, la Consulta degli immigrati residenti a Trieste, Trieste Antifascista e Antirazzista), senza nemmeno accordarsi fra loro, si sono ritrovati alle 18 -chi mezz'ora prima, chi mezz'ora dopo- in piazza Unità, davanti alla Prefettura, per far arrivare al Governo la richiesta forte che si aprano immediatamente corridoi umanitari per gli esseri umani in fuga dalla guerra, dalla dittatura, dalla violazione dei diritti umani, dalla miseria; che si ripristini Mare Nostrum per il soccorso in mare, che venga garantita a tutti e tutte una accoglienza piena e degna nel Paese europeo di loro scelta.


Una fotogallery della manifestazione è disponibile qui:
http://www.terra32.it/TSxTs/gallerie/index.php?spgmGal=21_aprile_2015-Basta_stragi
(suggerita la slideshow)




Una delegazione dei cittadini che a Trieste si riconoscono nel programma europeo della lista elettorale "L'Altra Europa con Tsipras" è stata ricevuta in Prefettura dal Capo di Gabinetto dott. Enrico Roccatagliata, al quale hanno consegnato ed illustrato una lettera indirizzata al Prefetto, che riporta le richieste al Governo di tutti i promotori:



Molti dei presenti si sono poi recati all'imbarcadero del Mandracchio antistante la piazza, dove hanno posato dei fiori: nello stesso mare dove, anche se tanto più a Sud, tanti "uomini e donne come noi, fratelli nostri che cercano una vita migliore, affamati, perseguitati, feriti, sfruttati, vittime di guerre, cercano una vita migliore, cercavano la felicità" sono annegati senza poter nemmeno tentare la ricerca.









Dopo la toccante cerimonia, i ragazzi e ragazze della casa delle Culture hanno iniziato davanti alla Prefettura un presidio con striscione autoprodotto sul momento, gruppo elettrogeno ed amplificatore per chi avesse voluto intervenire.








E il primo intervento è stato quello di Lidia Menapace, che dall'alto dei suoi 91 anni ha tenuto una lezione magistrale sulle migrazioni in epoca romana e normanna, le navi negriere del XVI secolo e le carrette del mare che naufragano nel Mediterraneo, che i e le (neanche) ventenni hanno ascoltato con incredibile attenzione e interesse.





lunedì 20 aprile 2015

Basta con le stragi di fuggiaschi nel Mediterraneo



Fermare la strage. Subito! 

Martedì 21 aprile 2015

Giornata di mobilitazione nazionale in tutta Italia 


A Roma appuntamento ore 17:00 davanti a Montecitorio 

Nelle altre città gli appuntamenti saranno articolati secondo quanto deciso dalle organizzazioni locali.

A Trieste ci troviamo in Capo di piazza alle 18
Porteremo queste richieste in Prefettura
e poi deporremo in mare un mazzo di fiori dal molo Audace.


650,700, 800, 950... quanti morti nel naufragio di sabato notte? Quanti altri ancora oggi?




In una settimana più di mille morti in due stragi annunciate.

Stragi che hanno responsabilità precise: le scelte politiche e le leggi dei governi dell’UE (compreso quello italiano) che consegnano le persone in cerca di protezione nelle mani dei mercanti di morte.

Aumentando controlli e mezzi per pattugliare le frontiere non si fermeranno le stragi come dimostra quest’ultima tragedia con più di 900 morti avvenuta a poche ore da quella che ha portato a morire altre 400 persone. Chi scappa per salvare la propria vita e quella dei suoi cari non si ferma davanti al rischio di morire in mare.

Non c’è più tempo da perdere.

Si aprano subito vie d’accesso legali, canali umanitari, unico modo per evitare i viaggi della morte.

Il governo italiano, in attesa dell’intervento europeo, assuma le sue responsabilità e riattivi subito un programma di ricerca e salvataggio

Chieda contemporaneamente all’UE di farsi carico di un programma di ricerca e salvataggio europeo.

Si sospenda il regolamento Dublino e si consenta alle persone tratte in salvo di scegliere il Paese dove andare sostenendo economicamente con un fondo europeo ad hoc l’accoglienza in quei Paesi sulla base della distribuzione dei profughi.

Questi morti non consentono più rinvii, basta con le parole che non si traducono in azioni concrete e immediate.

Erano persone in carne e ossa. E invece sembrano fantasmi.


I cittadini di Trieste che si riconoscono nel programma europeo di Alexis Tsipras avevano già, nel 2014, ricordato Naseri Mohamad Gul, profugo afghano, cha a 21 anni a Trieste, s'è tolto la vita con un colpo di pistola il 12 marzo 2014; Alina Bonar, trattenuta in una stanza del commissariato di Opicina, che si è suicidata il 16 aprile 2012; sei giovani senegalesi che molti anni prima, nel 1973, morirono assiderati dalle parti di Dolina mentre cercavano di raggiungere Trieste, ed oggi riposano al cimitero di Moccò:

e denunciato l'inadeguatezza del programma europeo Frontex Triton come sostituto dell'operazione Mare Nostrum:




Questa la mozione approvata ieri, 19 aprile, dall'Assemblea nazionale de L'altra Europa per Tsipras a Roma:

Dalle prime notizie che arrivano, sarebbero 700 le persone morte stanotte nel naufragio di una carretta del mare al largo delle coste libiche. Solo 28 i superstiti. È il più grande degli infiniti massacri di cui è responsabile l'Europa fortezza. Ci fa orrore una Unione Europea che fa affogare bambini, donne e uomini che fuggono dalle guerre, dalla violenza e dall'oscurantismo dilaganti a sud del Mediterraneo. Non riconosciamo alcuna dignità democratica a stati, governi e istituzioni che stanno compiendo un genocidio di richiedenti asilo: chiediamo con tutta la voce che abbiamo che si aprano immediatamente corridoi umanitari, che si ripristini Mare Nostrum per il soccorso in mare, e venga garantita a tutti e tutte una accoglienza piena e degna.


Alessandro Capuzzo 

Referente del Gruppo di Lavoro tematico 
pace-Europa-Mediterraneo-immigrazione
di Trieste per Tsipras

domenica 1 marzo 2015

GIORNATA INTERNAZIONALE DEI MIGRANTI - primo marzo



MOBILITAZIONE PER LA PACE IN UCRAINA E NEL MONDO.

Una bella mattinata, il primo marzo di oggi a Trieste.


In piazza Unità, organizzata dal Comitato Danilo Dolci con l' adesione della Consulta degli Immigrati, il Movimento Studenti Lavoratori, l' Associazione Politica per la Costituente della Sinistra "TSXTSipras", si è svolta la manifestazione "per la pace in Ucraina e nel mondo" il cui momento clou è stata l' esibizione del gruppo folkloristico russo/ucraino/italiano "RODNIK", uomini e donne che hanno cantato le musiche popolari del loro paese d' origine e ballato sulle loro note, per allontanare,anche con una voce di speranza modulata da passionalità e inquietudine, l' incubo della guerra interetnica, che nonostante la tregua recentemente sottoscritta, si perpetua nello stillicidio di provocazioni ed attentati armati.


martedì 10 febbraio 2015

La disperazione di Cassandra

Quando dire "l'avevamo previsto" è terribile

(click sull'immagine per ingrandire)




BARBARA SPINELLI: RESTAURARE MARE NOSTRUM

Strasburgo, 11 febbraio 2015
 
“Le notizie dal Mediterraneo sono tragiche: fra 300 e 400 morti, come nel 2013 a Lampedusa”, ha detto Barbara Spinelli intervenendo nella seduta plenaria di Strasburgo dedicata alla discussione sull’agenzia europea Frontex e sull’EASO. “Ormai i fatti parlano da sé: la fine di Mare Nostrum produce ancora una volta disastri umanitari, e la missione Frontex che era stata descritta come risolutiva – mi riferisco a Triton – si rivela quella che è: una falsa sostituzione, e un fallimento radicale. È il motivo per cui non ritengo, nelle presenti circostanze, che Frontex debba ricevere ulteriori risorse: a dispetto di regolamenti troppo vaghi e non applicati, il suo compito è esclusivamente il pattugliamento delle frontiere, non la ricerca e il salvataggio di  fuggitivi da guerre e caos che s’estendono anche per nostra responsabilità”.

“Frontex mette addirittura in guardia il governo italiano, ricordando che i soccorsi da lei coordinati sono vietati oltre le 30 miglia dalla costa”, ha continuato l’eurodeputata del GUE-NGL “I naufragi di questi giorni sono tutti avvenuti in alto mare, presso le coste libiche. Dove appunto operava Mare Nostrum.

La verità è che Mare Nostrum, nonostante le dichiarazioni delle autorità europee e italiane, non è mai stato sostituito”.

“Due cose dovremmo a questo punto chiedere, come Parlamento”, ha concluso l’onorevole Spinelli. “Primo: che Frontex non opponga ostacoli, quando è chiamata a soccorrere oltre le 30 miglia. Secondo: che l’Europa si decida a sostenere finanziariamente la restaurazione di missioni come Mare Nostrum. Sia l’Alto Commissariato dell’Onu, sia il Consiglio d’Europa, hanno dichiarato che Triton ‘non è all’altezza’. Cosa aspettiamo per far sentire la nostra opinione?

Ha detto il presidente del Senato italiano, Pietro Grasso: ‘Agire ora è già troppo tardi’”.




Adnkronos,  09/02/2015

Lampedusa, 29 morti assiderati. Procura apre inchiesta
Il medico dell'isola: "La strage si poteva evitare"

Lampedusa strage di immigrati 29 morti assiderati  e  polemica


Sono 29 i profughi morti per assideramento dopo il trasbordo sulle motovedette e i mezzi della Guardia costiera nel Canale di Sicilia. Lo conferma all'Adnkronos il direttore sanitario dell'isola di Lampedusa Pietro Bartolo che ha accolto i cadaveri al molo Favaloro. La Procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta sulla vicenda. Lo conferma all'Adnkronos il Procuratore capo di Agrigento Renato Di Natale che spiega: "Al momento è un fascicolo contro ignoti, prima dobbiamo leggere le informative e poi decideremo per quali reati procedere. Non escludiamo l'omicidio colposo o doloso, ma è ancora troppo presto".

I corpi delle vittime, tutti uomini, verranno sistemati nella vecchia aerostazione di Lampedusa in attesa dell'ispezione cadaverica. Non potranno essere trasferiti prima di mercoledì con la nave. "Tra i profughi salvati l'unico ce n'è uno, in ipotermia, che desta qualche preoccupazione. Sarà trasferito in ospedale" spiega all'Adnkronos il direttore generale dell'Asp di Palermo, Antonio Candela. .

"Sono sconvolto, sono davvero sconvolto - si sfoga il direttore sanitario di Lampedusa Pietro Bartolo -. Non riuscirò mai ad abituarmi a queste tragedie. Ma questa volta posso dire che questa strage di poteva evitare. Mi spiace dirlo, ma con la fine di Mare nostrum siamo tornati a contare i morti in mare"."Sono stanco - dice all'Adnkronos - Questi profughi potevano essere salvati. Sarebbe bastato che li andassero a prendere con le navi militari e non con i gommoni o le motovedette in mare aperto con questo gelo e con questo maltempo". "Non ci risulta che ci siano altri cadaveri al momento - dice Bartolo - Speriamo che la conta dei morti si fermi qui. Non vorrei si ripetesse un'altra strage del 3 ottobre 2013".

Secondo una prima ricostruzione i profughi, già debilitati per la traversata sul barcone con il freddo e la pioggia, sono morti per assideramento durante e, dopo il trasbordo sui mezzi della guardia costiera, arrivati da Lampedusa. L’arrivo delle 2 motovedette a Lampedusa, previsto inizialmente nella mattinata di oggi, è ritardato a causa del maltempo che sta imperversando nel Canale di Sicilia e che rende la navigazione particolarmente difficoltosa.

"I 366 morti di Lampedusa non sono serviti a niente, le parole del Papa non sono servite a niente, siamo tornati a prima di Mare Nostrum. E' la realtà" ha detto all'Adnkronos Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa. "E' la prova che Triton non è Mare Nostrum - dice ancora Giusi Nicolini - Siamo tornati indietro". E annuncia che chiederà "al più presto un incontro al Viminale per sapere come dobbiamo organizzarci in vista dell'arrivo della primavera".

"Dovremmo metterci tutti in ossequioso silenzio e pensare che questi erano uomini come noi e sono morti in una maniera indegna per un essere umano" ha detto a Radio Vaticana il vescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro.

"La Guardia costiera sta facendo il proprio lavoro oltre ogni limite. Gli uomini della Capitaneria di porto di Lampedusa sono fuori da oltre 24 ore, in condizioni meteo proibitive. Ma come diciamo da tempo i mezzi messi in campo da Triton non sono sufficienti" ha detto all'Adnkronos Carlotta Sami, portavoce dell'Unhcr. “Lampedusa oggi accoglie di nuovo i corpi senza vita di migranti in fuga da guerre, fame, violenze o gravi rischi per la loro vita, morti in mare per il freddo. Le cattive condizioni climatiche invernali non hanno interrotto il flusso degli arrivi via mare, a dimostrazione della mancanza di alterative per chi è costretto, nonostante tutto, a tentare la traversata” scrive Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children.

Dal Centro Astalli chiedono che siano aperti subito canali umanitari. “Ancora una volta, attoniti davanti all’orrore, ci troviamo a chiedere la creazione immediata di canali umanitari sicuri che evitino a uomini e donne in fuga da guerre e persecuzioni di rischiare la vita affidandosi a trafficanti di essere umani”, ha detto afferma P. Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli. "Mentre il dibattito tra Stati e istituzioni europee continua a essere sempre più incentrato su questioni prettamente economiche e finanziarie - prosegue Ripamonti - la vita e i diritti dei migranti vengono regolarmente messi in secondo piano. Ma noi non vogliamo e non possiamo accettare che il Mediterraneo continui a essere un cimitero”.

venerdì 9 gennaio 2015

Je suis CHARLIE


piazza farnese jesuischarlie

Esprimiamo una ferma condanna contro la strage perpetrata nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo che ha portato all’uccisione di 12 persone e al ferimento grave di altre otto. Tra le vittime vignettisti e  intellettuali di fama mondiale che esprimevano con il loro quotidiano lavoro il meglio della satira, garantendo così la libertà di stampa e di opinione.


Si può ben comprendere che visioni integraliste, fanatiche e  totalitarie della vita e della società abbiano proprio nella libertà di stampa, di opinione,  di critica e  di satira il loro principale nemico. L’ironia mette a nudo le miserie delle ideologie, costruite su una falsa coscienza di sé, più di complicate confutazioni. L’attentato pare avere una matrice alqaedista o legato all’Is, al di là di chi siano le singole persone che hanno compiuto un così terribile crimine. Questo dimostra la necessità di combattere il fondamentalismo e il fanatismo di ogni tipo. Proprio per questo è inaccettabile l’ondata islamofoba che sta strumentalmente prendendo il via dalla strage di Parigi. Confondere l’Islam con il terrorismo è il migliore regalo si possa fare all’Is e alla sua propaganda. Ed è quello che stanno facendo le destre in tutta Europa.

L’altra Europa con Tsipras aderirà quindi e parteciperà a tutte le manifestazioni indette dalle forze democratiche in condanna della strage.

L'altra Europa con Tsipras



Nella foto la manifestazione promossa dalla Federazione della Stampa e da Articolo 21 a Roma, davanti all’Ambasciata Francese.

mercoledì 10 dicembre 2014

10 dicembre - anniversario dichiarazione diritti umani

Naseri Mohamad Gul era un profugo afghano, aveva 21 anni, s'è tolto la vita con un colpo di pistola il 12 marzo 2014; Alina Bonar, trattenuta in una stanza del commissariato di Opicina, si è suicidata il 16 aprile 2012; molti anni prima, nel 1973, sei giovani senegalesi morirono assiderati dalle parti di Dolina mentre cercavano di raggiungere Trieste.

Una nostra delegazione si è recata a portare un fiore in via del Rosario, in via Carsia, al cimitero di Moccò, dove in tempi diversi ma accomunati da un tragico destino, otto giovani vite furono stroncate in conseguenza di leggi ingiuste o inadeguate, di iniqui modelli economici, di assenza manifesta di un diritto che potesse render loro meno debole e precaria la loro vita:

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Questi volantini sono stati lasciati nei tre luoghi-simbolo individuati, assieme a un mazzo di fiori, a ricordo di chi è morto per esercitare quelli che l'ONU - tutta l'umanità - riconosce come diritti:

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Trieste - costituzione di un Intergruppo di "Consiglieri per la Pace"

10 dicembre 2014 - Giornata mondiale dei Diritti umani

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martedì 9 dicembre 2014

1973: in Val Rosandra, vittime fra i migranti in cerca di lavoro

 un trafiletto apparso sul Meridiano di fine ottobre 1973 :

Tre negri del Mali muoiono in una mattina di freddo e bora in Val Rosandra. 
Viene alla luce lo scandalo del lavoro clandestino: Trieste come punto di transito di braccia, di turchi e negri per la Francia e la Germania.
"Il Meridiano " allarga il discorso e dimostra che il lavoro nero fa parte del nostro costume : cinquemila jugoslavi ogni giorno , lavorano, o rischiano senza protezione , senza contratti, senza speranza, nelle aziende e nei cantieri triestini."

Chi direbbe che queste parole siano state scritte quarant'anni fa?



Questa è la la traduzione di tre ampi articoli apparso sul Primorski Dnevnik 35 anni dopo:


Primorski dnevnik, 21.10.2008

DOLINA – Un anniversario doloroso

Insieme per la speranza

In occasione del 35. anniversario di quattro giovani lavoratori africani – Commemorazione giovedì pomeriggio a Dolina

Il Comune di San Dorligo della Valle - Dolina, in collaborazione con la Provincia di Trieste, il Comitato regionale per la pace e i diritti umani, il Tavolo della pace e il circolo culturale SKD Slovenec di S. Antonio – Boršt, organizza il giorno giovedì 23 ottobre alle ore 15.00 una commemorazione per l'anniversario della morte di quattro giovani immigrati africani. La celebrazione avrà luogo nella sala consigliare del municipio di Dolina e ad essa prenderanno parte il sindaco Fulvia Premolin, il sacerdote Luigi Di Piazza, Abdou Faye, Alessandro Capuzzo e Mah Fofana. Alle ore 17. si terrà una celebrazione funebre nel cimitero di S. Antonio – Boršt, dove i quattro giovani sono sepolti, alle ore 20. nel teatro comunale France Prešeren di Bagnoli ci sarà un programma culturale. Gli organizzatori ci hanno trasmesso una nota, che pubblichiamo:

Sono passati già 35 anni da quella notte tra il 12 e il 13 novembre 1973, quando, come scrisse allora il quotidiano Primorski dnevnik, “il bussare e le grida soffocate svegliarono alle quattro di mattina i coniugi Mari nella loro casa attigua all’ex percorso ferroviario sopra S. Antonio - Boršt”, non lontano dall'odierno percorso ciclo-pedonale che collega Trieste a Kozina. Alla visione di sagome di persone sconosciute, che parlavano una lingua incomprensibile, i coniugi non ebbero il coraggio di uscire, anche perchè la casa era isolata, proprio alla fine del paese.
Poco dopo il sig. Bruno Hrvat, che veniva con la sua macchina dal vicino abitato, venne fermato da un uomo di colore. Quest'ultimo voleva entrare con veemenza nell'automobile, ripetendo disperatamente che erano morti, morti. Il sig. Hrvat rimase impressionato e si rivolse subito ai Carabinieri di Dolina che, raggiunto la curva della strada che da S.Antonio-Boršt porta a S.Lorenzo-Jezero, si ritrovarono di fronte a una scena raccapricciante: »tre giovani Africani giacevano morti sul sedime stradale e nel prato davanti alla casa, il quarto gemeva, mentre il compagno, che aveva chiesto aiuto, era ancora cosciente, ma esausto«.
I corpi dei tre giovani sono stati successivamente identificati: si trattava dell'agricoltore 22-enne Seydou Dembele, del 19-enne Mamdor Niakhate e del commerciante 27-enne Diambou Lassana, tutti e tre dalla Repubblica di Mali, mentre gli altri due ragazzi sono stati immediatamente trasportati all'ospedale locale. Quasi un mese più tardi è stato scoperto nelle vicinanze anche il corpo del 25-enne Djibj Somaili, proveniente dalla Mauritania.
La notizia della morte misteriosa di quattro giovani africani ha fatto immediatamente il giro del paese di S.Antonio- Boršt e dei dintorni, dove sono andate diffondendosi notizie e spiegazioni più o meno verosimili dell'accaduto: nuovi progetti di attentato all'oleodotto, rese dei conti tra bande rivali, traffici di stupefacenti ... Alla fine la verità si è rivelata molto più semplice in tutta la sua crudeltà: sono morti di fame e di freddo, mentre in prossimità della Val Rosandra cercavano di passare il confine tra l'ex-Jugoslavia e l'Italia. I giovani erano affamati e affaticati fino allo stremo. Il freddo autunnale, che quella notte scese fino a 5-6 gradi centigradi, non li risparmiò. Dopo l'autopsia il medico legale aggiunse mestamente che »non aveva mai visto corpi così vigorosi, con polmoni e fegato così sani, ma con uno stomaco ed un intestino così vuoti«.
Gli inquirenti hanno successivamente constatato che i giovani erano diretti in Francia, dove dovevano intraprendere un lavoro in nero. Speravano di trovare, se non condizioni di vita più dignitose, almeno cibo sufficiente per sopravvivere. Hanno lasciato le loro case arrivando in aereo a Split (Spalato), proseguendo in autobus fino a Rijeka (Fiume), da dove avrebbero dovuto prendere una nave per Venezia e raggiungere la Francia via Milano.
Non è però andata come previsto: probabilmente non hanno ottenuto i visti per l'Italia ed hanno così deciso di optare per un'altra via. Raggiunto il paese di Kozina vicino al confine con l'Italia, hanno seguito il percorso della vecchia ferrovia, avviandosi a piedi verso il paese di S.Antonio –Boršt, dove doveva attenderli un altro intermediario africano. Questo aveva il compito di guidare i gruppi di lavoratori africani dalle zone di confine fino a Trieste e di preparare, successivamente, la loro partenza verso i Paesi di destinazione.
Questa persona, assieme ad un amico con il quale viveva a Trieste presso l'Hotel Roma, è stata catturata dai Carabinieri ed interrogata, ma i veri responsabili non sono mai stati scoperti. Si è sospettato di una rete di trafficanti dalla Liguria, ma le indagini si sono alla fine arenate su un binario morto. È stato comunque confermato il sospetto iniziale che già allora passava per Trieste un traffico illegale di lavoratori di colore, tramite cui un'organizzazione criminale faceva venire in Europa occidentale, dall'Africa Centrale e dal Golfo di Guinea, giovani che aspiravano solo ad un pezzo di pane e ad una vita degna di questo nome.
La notizia della tragica morte degli immigrati clandestini ha colpito l'opinione pubblica, specialmente nell'area del »Breg« e nel paese di S.Antonio-Boršt, dove la popolazione locale ha deciso di ospitare i resti delle povere vittime nel cimitero del paese. Per questo l’Amministrazione Comunale di S.Dorligo – Dolina ha accolto con favore l’ordinanza del Tribunale di provvedere alle spese del funerale.
Quel giorno, il 21 ottobre 1973, la sincera commozione e compartecipazione degli abitanti della zona all’evento ha profondamente commosso il fratello della vittima più giovane, il 27-enne Bouyagui Niakhate, che, per salutare per l'ultima volta l'amato fratello, è arrivato dalla Francia, dove lavorava da diversi anni e dove lo avrebbe dovuto raggiungere il fratello minore. Il triste corteo dei giovani del paese con le bare sulle spalle e delle ragazze, che li accompagnavano con mazzi di fiori, salì in silenzio verso il cimitero del paese con una corona del Comune davanti ad ogni bara.
Le parole espresse dall'allora Sindaco, il Sig. Dušan Lovriha, risultano ancor'oggi tragicamente attuali: »Non sono stati uccisi né dalla bora né dal freddo della notte di questo nostro territorio, ma dall'avidità degli sfuttatori del lavoro, dai resti del colonialismo della seconda metà del 20° secolo. L'arretratezza, la mancanza di sviluppo, la fame che attanagliano due terzi della popolazione mondiale, hanno acceso in questi poveri giovani la speranza di poter trovare in un'Europa industrialmente sviluppata la soluzione alla loro sofferenza millenaria. Questo corteo funebre sia allora di monito alla coscienza umana, affinché si renda conto che questa gente non è straniera, anche se proviene da lontano e ha un colore della pelle diverso dal nostro...«.
Tragedie simili, purtroppo, ci accompagnano oggi ogni mattina, mentre sfogliamo il giornale, magari bevendo una tazza di caffé caldo. Presto forse non le considereremo nemmeno notizie degne di nota e non ci scandalizzeremo più leggendo delle calunnie, dello sfruttamento o addirittura della morte dei vari odierni »Seydou Dembele, Mamdor Niakhate, Diambou Lassana o di Djibj Somaili«, che, proprio come questi ultimi 35 anni fa, lasciano oggi le loro case per assicurare a sé stessi ed alle proprie famiglie condizioni di vita più dignitose!
Pensiamo solo a come, al funerale del 1973, il canto del coro locale, le preghiere musulmane espresse da Bouyagui con le lacrime agli occhi, il caloroso abbraccio della folla, che con una stretta di mano cercava di esprimere quel cordoglio che non sapeva esternare con le parole, ed infine la somma di danaro raccolta tra i presenti per dare sostegno ai famigliari delle vittime, rappresentassero una prova tangibile di come l'uomo, davanti alle difficoltà o in occasione di una dolorosa perdita, sia capace di gesti sorprendenti!
Questo non deve cadere nell'oblio. Gli uomini non devono scordarsi di essere innanzitutto confratelli, non devono dimenticare che la nascita nella parte più o meno povera del globo è solo un caso e che la vita può riservare a tutti sia momenti felici che amari. Questo riguarda chiunque.
In questi istanti dobbiamo ricordarci di essere prima di tutto persone e come tali capaci di gesti generosi e nobili, soprattutto se ci riconosciamo reciprocamente e se uniamo le forze, quando sono in gioco i diritti umani fondamentali ... sia che questo avvenga nella ristretta cerchia familiare che nell'ambito del villaggio, del territorio locale, di una regione, di uno Stato, di un continente oppure del mondo intero.

Primorski dnevnik, 23.10.2008

COMMEMORAZIONE – In occasione del 35. anniversario della loro tragica morte

S.Antonio–Boršt: ricordo dei giovani Africani

Prima la manifestazione nella sala del consiglio comunale, poi la commemorazione nel cimitero di S.Antonio–Boršt e la serata nel teatro comunale di Bagnoli

Didascalia foto: “Il funerale dei giovani Africani a S. Antonio–Boršt. In primo piano Bouyangui Niakhate, fratello della vittima più giovane”

Lo scorso martedì, il 21 ottobre, sono passati 35 anni da quando una grande folla di paesani di S. Antonio–Boršt e di altri cittadini del comune di San Dorligo-Dolina, si sono accomiatati con commozione dai tre giovani africani il cui filo vitale è stato spezzato otto giorni prima nella fredda e buia notte ai margini del paesino del “Breg”. Tutti provenivano dal lontano e caldo Mali. Il più giovane aveva 19 anni, il più anziano 27. La loro destinazione era il ricco occidente europeo, erano in un certo senso i predecessori-vittime del commercio inumano di merce umana, che nei decenni successivi è emerso in modo sempre più drammatico attraverso la terraferma e il mare verso il vecchio continente. Meno di un mese dopo la tragedia e dopo il funerale dei tre, è stato rinvenuto vicino al luogo della morte il quarto Africano. Aveva 25 anni e proveniva dalla Mauritania.
A S. Antonio–Boršt e nelle sue vicinanze le persone si ricordano ancora del funerale dei giovani Africani. Al cimitero paesano sono stati accompagnati da quasi tutto il paese. C’erano molti giovani, coetanei bianchi dei giovani sfortunati. L’allora sindaco Dušan Lovriha si è accomiatato con commozione dai tre, ma in particolare è stato commovente l’addio del fratello della vittima più giovane. Proveniva dalla Francia, dove era diretto anche il diciannovenne Mamdor, che con una preghiera musulmana ha espresso il desiderio che al fratello e agli altri sia lieve la terra del “Breg”.
Gli abitanti di S. Antonio–Boršt da allora curano la tomba dei giovani Africani. L’amministrazione comunale locale li ricorda ad ogni anniversario importante. Così sarà anche oggi.
Nella sala del consiglio comunale alle ore 15.00 si terrà una commemorazione in occasione del 35. anniversario della morte dei giovani immigrati africani. L’amministrazione comunale organizza l’evento in collaborazione con la Provincia di Trieste, il Comitato regionale enti locali per al pace, il Tavolo per la pace e il circolo culturale SKD Slavec di S. Antonio–Boršt. Alla commemorazione parleranno il sindaco Fulvia Premolin, il sacerdote Luigi Di Piazza, Abdou Faye, Alessandro Capuzzo e Mah Fofana. Due ore dopo, alle ore 17.00 nel cimitero di S. Antonio–Boršt presso le tombe dei quattro giovani Africani, avrà luogo un rito funebre. In serata alle ore 20.00 nel teatro comunale “France Prešeren” di Bagnoli avrà luogo un programma culturale.

Primorski dnevnik, 24.10.2008

S. ANTONIO – In occasione del 35. anniversario di quattro immigrati africani

La morte non ha colore, ma è uguale per tutti

Il fatto tragico del passato sia di monito a tutti coloro che seminano l’intolleranza

Didascalia foto: “Le tombe dei quattro Africani sono state sistemate nella parte assolata del cimitero paesano”

Trentacinque anni fa vi erano meno immigrati illegali di colore nel nostro territorio rispetto ad oggi. Forse anche per questo, il fatto accaduto a S. Antonio–Boršt a metà ottobre del 1973 ha profondamente scosso la comunità paesana locale. Quattro giovani africani, dell’età tra i diciannove e i ventisette anni hanno lasciato i posti in cui sono nati, con la speranza di trovare in Europa una occupazione. Nel bosco, nei pressi di S. Antonio li aspettava la morte, che in quella notte di ottobre rispondeva al nome di “freddo”. La morte non ha colore, ma è uguale per ogni persona, ha fatto presente ieri una ragazza di colore nel cimitero di S. Antonio–Boršt, dove una tomba curata, ricorda le vittime africane. La tomba è collocata sulla parte assolata del cimitero, nella zona più esposta ai raggi del sole: questi riscaldano simbolicamente da trentacinque anni Djibj, Diambou, Mamdor e Seydou.
Il Comune di San Dorligo – Dolina, si è inchinato ieri alla loro memoria con una tavola rotonda, a cui hanno partecipato coloro che si occupano quotidianamente degli immigrati e delle loro spesso difficili storie di vita: Luigi Di Piazza, Abdou Faye, Alessandro Capuzzo e Mah Fofana. In serata è stata organizzata nel teatro comunale di Bagnoli-Boljunec una manifestazione culturale, in pomeriggio, come detto, si è tenuta una breve commemorazione nel cimitero di S. Antonio–Boršt, dove le tombe sono state benedette dal parroco del paese. Il sindaco Fulvia Premolin ha ricordato ai paesani che possono andar fieri del fatto di aver risposto a quel fatto tragico con i valori della tolleranza, della comprensione e dell’accettazione del diverso. Gli stessi valori guidano il Comune di San Dorligo della Valle anche oggi, ma lo stesso non si può dire di parecchi politici: anche per questo motivo il ricordo al fatto tragico di S. Antonio–Boršt, quest’anno è stato celebrato più solennemente. Il ricordo sia monito a tutti coloro che seminano l’intolleranza. (pd)